Alla 77ª Fiera di Orzinuovi, Coldiretti Brescia ha acceso i riflettori sul ruolo strategico degli allevamenti italiani.
La presidente Laura Facchetti ha denunciato come il comparto sia troppo spesso accusato di impatti ambientali e sociali, mentre in realtà garantisce i più alti standard mondiali di benessere animale, sostenibilità e sicurezza alimentare.
“Difendere i nostri allevatori significa salvaguardare qualità, biodiversità, pascoli ed economie locali”, ha dichiarato Facchetti, ricordando che senza di loro andrebbero perduti prodotti tipici e interi territori.
CONVEGNO COLDIRETTI, GLI OSPITI, LE INTERVISTE – VIDEO
TAGLIO DELLA PAC E DAZI
Il convegno si è svolto in un momento delicato per l’agricoltura europea, segnata dal taglio del 20% alla PAC, una misura che rischia di penalizzare la competitività del settore.
Da qui l’appello alla collaborazione tra tutti gli attori della filiera agroalimentare, dagli allevatori ai distributori, per affrontare insieme le sfide globali e difendere il Made in Italy.
Dopo i saluti istituzionali, esperti del mondo veterinario e delle istituzioni hanno sottolineato la centralità dell’allevatore nella tutela della salute animale e nella prevenzione delle malattie, come previsto dal Regolamento UE 2016/429.
L’esperienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna ha dimostrato progressi significativi: riduzione dell’uso di farmaci, maggiore biosicurezza e miglioramento del benessere animale.
Accanto al sistema pubblico, un ruolo chiave spetta ai veterinari privati e ad ARAL, che garantiscono formazione, monitoraggi e buone pratiche di gestione aziendale.
Il settore zootecnico, spesso stigmatizzato, emerge dunque come pilastro della sicurezza alimentare e presidio del territorio, con standard italiani già tra i più avanzati a livello globale.
IL BOOM DELLE ESPORTAZIONI
Alla tavola rotonda finale, con il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini e altri rappresentanti del comparto, è stato evidenziato il boom delle esportazioni: +9% per il Grana Padano e +13% per i salumi nel 2024, con Francia, Germania e Stati Uniti come mercati principali.
Nonostante una lieve flessione dei consumi interni, il settore conferma solidità e capacità di innovare, puntando su tracciabilità e sostenibilità per rispondere a consumatori sempre più attenti a qualità e origine.
Le sfide restano legate a geopolitica, dazi e nuove sensibilità alimentari, ma anche alle infrastrutture. “Non basta garantire qualità e sicurezza – ha affermato Prandini – è indispensabile assicurare redditività al lavoro dei nostri agricoltori. Senza infrastrutture moderne, reti logistiche e digitali rischiamo di disperdere il valore generato dal nostro modello agricolo, che è già una delle punte di diamante della nostra economia”.
Un messaggio chiaro:” l’agroalimentare italiano, per restare competitivo, deve presentarsi come una filiera unita, innovativa e capace di difendere le proprie eccellenze. Non solo economia, ma cultura, identità e futuro del Paese”.