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Coronavirus, un mese fa iniziava quello che non sapevamo sarebbe diventato un incubo

Un mese fa iniziava quello che ancora non sapevamo sarebbe diventato un incubo. Un evento destinato a cambiarci la vita per sempre, a stravolgere il nostro mdo di essere, la nostra quotidianità, la nostra economia, noi stessi.

Un mese fa agli Spedali Civili di Brescia si presentò il primo caso Covid-19.

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QUESTO IL COMUNICATO STAMPA CON IL QUALE GLI SPEDALI CIVILI RICORDANO QUESTO INIZIO

“Un mese fa, il 21 febbraio, è entrato il primo paziente positivo nei nostri ospedali. Ad oggi abbiamo accolto e curato 1700 pazienti, siamo nostro malgrado uno degli epicentri del Covid-19.
Abbiamo cambiato completamente il nostro modo di lavorare, il nostro ambiente di cura. Abbiamo fatto tutto con grande fatica, ma con ordine. Bene.
Grazie a tutti.
I pazienti dimessi guariti sono stati 240; i pazienti in isolamento domiciliare sono 250; altre 200 persone sono state trasferite in altre strutture cittadine o lombarde (ringraziamo tutti cordialmente). I decessi sono stati finora 174: un grande cordoglio ci unisce alle loro famiglie. Cerchiamo ancora di accompagnare bene chi nei prossimi giorni si trovasse in punto di morte.
Abbiamo fatto quanto immaginabile per preservare noi operatori dal Covid-19, per restare in forze e in grado di svolgere appieno il nostro ruolo.
Malgrado ciò, tanti tra noi hanno subito il contagio: a loro il nostro particolare saluto, speriamo in una rapida guarigione e in un pronto rientro.

La Città e la Provincia si sono strette attorno a noi e alle altre strutture private che hanno anch’esse dato prova di grande valore. Le manifestazioni di stima e sostegno sono continue. Ringraziamo, tra tutti, il Vescovo per avere giornalmente seguito l’evoluzione di questa prova.

Oggi, 21 marzo, inizio di primavera e festa di San Benedetto, abbiamo oltre 800 pazienti ricoverati, di cui 130 ancora nelle strutture di PS e nelle aree di accoglienza di pre-ricovero. Oltre Brescia, anche Montichiari ha aperto un luogo di pre-ricovero di 30 posti letto.

Il disagio per questi pazienti e la pressione su noi curanti speriamo abbia sollievo settimana prossima, quando strutture della nostra Provincia, non ospedaliere, saranno pronte per aprire letti dedicati a questi pazienti.

Teniamo ancora ordine in questi giorni che forse saranno ancora più difficili di quelli superati: il nostro comportamento permette alla Città e alla Provincia di resistere in questo grande dolore e in questo generale attonimento che  prende ognuno. La vita fiorisce dappertutto, ma tra noi in modo particolare.
Di noi si può dire in questi giorni e settimane ciò che è stato detto di San Benedetto, patrono d’Europa: “Era necessario che l’eroico diventasse quotidiano e il quotidiano eroico”.

 

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