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Da Banca Generali e Intermonte il progetto Pmi2Change a sostegno delle imprese

In Italia le società quotate con capitalizzazione di mercato inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80 per cento del numero totale delle società quotate in Borsa, ma solo il tre per cento del controvalore per capitalizzazione di mercato

Banca Generali e Intermonte hanno presentato a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa italiana il progetto Pmi2Change, che si propone di affiancare il percorso di crescita e di competitività degli imprenditori italiani. L’iniziativa, nella prima fase, punta a sostenere concretamente lo sviluppo e la valorizzazione delle piccole e medie imprese (Pmi) quotate nazionali. In Italia le società quotate con capitalizzazione di mercato inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80 per cento del numero totale delle società quotate in Borsa, ma solo il tre per cento del controvalore per capitalizzazione di mercato, suggerendo un significativo potenziale inespresso nel mercato azionario domestico. Pmi2Change affronta il problema della limitata liquidità e valorizzazione delle Pmi quotate contribuendo a creare migliori condizioni per un più efficiente incontro tra capitali e imprese, cosi da valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori che in prima persona sono i motori di crescita di queste aziende. Queste Pmi, peraltro, rappresentano un’interessante opportunità di investimento in virtù di fondamentali solidi e valutazioni a forte sconto in larga parte imputabili proprio alla limitata liquidità del segmento e al trend di crescente concentrazione e polarizzazione sui listini.

Il progetto nasce facendo leva sulla competenza di Intermonte in particolare nella ricerca sulle Pmi, sales & trading, market making e investment banking – e parte integrante del Gruppo Banca Generali dall’inizio del 2025. L’iniziativa è incentrata sul lancio di un indice “Intermonte Valore Italia” che include cento società quotate sulla Borsa Italiana, con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro e non appartenenti al Ftse Mib. Le società sono selezionate attraverso criteri di natura tecnica e finanziaria, volti a garantirne adeguati livelli di liquidità, trasparenza e investibilità, tra cui: flottante minimo, solidi standard di governance, copertura da parte di analisti, sostenibilità finanziaria e livello di indebitamento, oltre alla rappresentatività all’interno dell’indice stesso. A fine 2025, le società incluse nell’indice rappresentavano un aggregato di circa 33 miliardi di euro di fatturato complessivi – con una crescita media annua (Cagr) del 16 per cento negli ultimi due anni – e impiegavano quasi 120 mila persone a conferma del dinamismo e del potenziale di sviluppo di queste realtà di eccellenza.

Partendo dall’indice, Banca Generali presenta un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant che investirà prevalentemente nell’universo definito dall’indice stesso. Lo strumento è stato pensato per creare un ponte tra il risparmio e il mondo delle imprese anche in linea con gli auspici della normativa European Savings and Investments Union (Siu). Banca Generali si impegna a supportare il lancio dello strumento con una raccolta iniziale di 100 milioni di euro nei primi mesi, con una crescita graduale dell’esposizione fino a raggiungere 500 milioni di euro nel medio termine. Si stima dunque che l’iniziativa possa contribuire a generare nuovi flussi d’investimento pari a 1-2 milioni di euro al giorno, rappresentando oltre il cinque per cento del flottante dell’indice. Il Gruppo Banca Generali con Intermonte, affiancati da partner come Borsa Italiana nel proporre mercati e percorsi agevolati alla quotazione delle Pmi daranno vita a un roadshow sul territorio dal prossimo autunno che toccherà le principali aree del Paese. Il tema risulta particolarmente sentito all’interno di Banca Generali per l’ampia presenza di clienti che sono anche imprenditori e a cui fanno capo oltre 25 mila aziende, secondo i dati di fine 2025.

“Pmi2Change – ha spiegato l’amministratore delegato di Banca Generali, Gian Maria Mossa – nasce con un obiettivo preciso: contribuire a rafforzare il legame tra capitale e imprese, riportando al centro il ruolo del mercato nella crescita delle piccole e medie aziende italiane. L’iniziativa intende agire su due leve concrete: una maggiore visibilità e valorizzazione delle imprese quotate – attraverso l’indice Intermonte Valore Italia e lo sviluppo di strumenti di investimento dedicati, a partire dal primo Etf attivo Pir compliant. Visibilità e accesso al capitale non sono più elementi accessori, ma fattori determinanti per rafforzare la competitività e sostenere la crescita nel lungo periodo”. A margine dell’evento ha aggiunto di ritenere che “per un mercato in equilibrio e in crescita servono private equity e la borsa. Per far emergere il valore della borsa bisogna innanzitutto farle conoscere e raccontarle. Dopodiché trovare la modalità più semplice per creare quel ponte tra risparmio privato e economia reale Oggi gli imprenditori sono concentrati al cento per cento nel far crescere le loro imprese in un contesto molto più complesso. Occorre che il sistema li affianchi nel modo corretto creando la fiducia, aiutandole a capire il mercato dei capitali e soprattutto facendo arrivare investimenti. Se facciamo questo riporteremo al centro la borsa per i piccoli e medie imprese”.

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L’Amministratore delegato di Intermonte, Guglielmo Manetti, ha sottolineato “l’ottimo investimento” perché “strumento estremamente efficace per portare liquidità e interesse su quel segmento delle Pmi quotate sotto un miliardo di capitali d’azione che in Italia hanno particolarmente sofferto negli ultimi anni la carenza di investitori e in generale sono state molto soggette anche a delisting, a fondi di private equity che in maniera anche opportunistica approfittavano del fatto che queste aziende finivano a trattare delle valutazioni molto basse. Negli ultimi anni siamo stati sottoposti anche a dei rialzi di tassi legati alle vicende geopolitiche che, alla fine, impattano gli imprenditori perché – per raccogliere capitali – o si indebitano oppure devono trovare dei canali alternativi. Avere la Borsa come canale di riferimento per poter raccogliere capitali a un ‘costo certo’, che è il costo delle azioni che devo andare a offrire sul mercato, rispetto a essere esposto alle continue oscillazioni dei tassi e quindi avere un’incertezza forte legata a quanto mi costerà il debito per fare degli investimenti, pensiamo che per gli imprenditori sia effettivamente molto più conveniente”.

All’evento è intervenuto anche il sottosegretario all’economia e finanze Federico Freni secondo il quale “far crescere le Pmi di questo Paese, richiede anzitutto una buona dose di coraggio. Coraggio che troppo spesso non abbiamo avuto e quando dico non abbiamo avuto parlo di me, parlo del mondo che rappresento”. Un sistema competitivo, ha aggiunto, “non deve puntare a scimmiottare sistemi industriali di altri Paesi che sono strutturalmente diversi, deve puntare a valorizzare il sistema industriale, la filiera industriale del nostro Paese”. In un mondo “che va verso l’equity non si può continuare nella spasmodica ricerca del debito, perché se non abbiamo il coraggio, e qui il coraggio è mancato, di guardare all’equity come l’unica soluzione, è inutile che giochiamo questo gioco”, ha spiegato. Freni ha concluso evidenziando che “se non abbiamo il coraggio di aprire il capitale, e se non abbiamo il coraggio culturale, perché è prima culturale e poi finanziario, di aprire il capitale non andremo da nessuna parte”.

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