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Dopo l’assoluzione arriva l’assegno di risarcimento: “La fine di un incubo”

“E’ la fine di un incubo” si era limitato a dire alla lettura della sentenza che lo scagionava dall’accusa di abusi sessuali sulla figlia minorenne. Un incubo durato 358 giorni, quasi un anno, nel quale l’uomo ha sempre gridato la propria innocenza. Il tribunale di Brescia, dopo averlo assolto da quell’accusa tremenda partita dalle dichiarazioni e confessioni della figlia ora per lui ha disposto il risarcimento dei danni. Un assegno da 62.500 euro per ingiusta detenzione: a tanto ammonta il torto subito secondo il presidente della Corte d’Appello di Brescia. Stando alle motivazioni la Corte d’Appello ha tenuto conto delle ripercussioni particolari sulla vita lavorativa e famigliare della vittima. Nel corso di questo anno nero l’uomo aveva infatti perso il lavoro oltre la guida tecnica dalla squadra di calcio che allenava. Ad un anno dall’assoluzione è arrivata la richiesta di risarcimento danni anche se nulla, nemmeno il denaro, potrà cancellare l’onta di un accusa così grave risultata ingiusta come ingiusta la detenzione ai domiciliari.

 

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