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È arrivata questa mattina nel porto di Lampedusa la nave quarantena Gnv “Azzurra”: subito è iniziato il trasferimento dei migranti, poi interrotto per via delle raffiche di vento a 22 nodi. L’obiettivo è allentare la pressione sull’hotspot di contrada Imbriacola, che ha superato di dieci volte la sua reale capienza. L’imbarco, sotto il monitoraggio di polizia e carabinieri, è avvenuto a Cala Pisana: i primi a salire sulla nave sono state 250 tunisini. In totale ora a bordo ci sono 350 persone: non appena calerà il vento, riprenderà il trasferimento dei 700 migranti. Con mascherine e zaini, le persone sono salite a gruppi di dieci e la Croce Rossa le ha dislocate nei vari ponti: i migranti trascorreranno qui il periodo di isolamento necessario a scongiurare ogni pericolo di contagio.

La nave ieri ha fatto sosta a Porto Empedocleed è stata sottoposta a tutti i controlli da parte delle autorità, per verificare il rispetto degli standard di sicurezza. Poi ha ripreso la navigazione verso Lampedusa, dove è arrivata intorno alle 8 del mattino. Il Viminale ha già avviato la nuova gara per il reperimento di una seconda nave per ospitare altri migranti durante il periodo di isolamento, visto il crescente numero di sbarchi, che però nelle ultime ore sono rallentati per via del mare mosso. Le forti raffiche di vento che soffiano nel canale di Sicilia hanno fermato temporaneamente gli arrivi di migranti: gli ultimi sono arrivati nella serata di ieri quando, verosimilmente dalla Libia, è giunto un barcone con molti bambini e donne a bordo. Nel gruppo, anche una migrante con convulsioni e un giovane uomo svenuto.

Intanto il sindaco di di Lampedusa, Salvatore Martello, ha chiesto di dichiarare l’emergenza: “In rapporto con i dati del 2011 i numeri degli sbarchi sono più alti ora – ha detto ai microfoni di Agorà, su Rai3 – Al momento ci sono 1300 persone in due strutture: nell’hotspot pieno siamo a 1100 persone (poi in parte trasferiti sulla nave, ndr) e poi ce ne sono altre 200 in una struttura messa a disposizione dalla chiesa perché nel centro di accoglienza non ci entravano più”.

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