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Lo abbiamo detto e riportato ieri, la nuova riforma della sanità lombarda, targata Letizia Moratti, è stata approvata con 48 voti favorevoli e 26 contrari (erano 75 i votanti totali). Ma cerchiamo di riassumere meglio in punti ciò che prevede e quali sono le novità.

L’obiettivo della riforma: il potenziamento della medicina territoriale; la riorganizzazione delle strutture sanitarie sul territorio (precisazione delle competenze di Ats, Asst, assessorato e Direzione generale); e l’istituzione di 100 distretti (dai 27 attuali), 203 case di comunità (una ogni 50mila abitanti), 101 centrali operative territoriali (una ogni 100mila abitanti), 60 ospedali di comunità (uno ogni 150mila abitanti) e ambulatori (inseriti con un emendamento del relatore e presidente della Commissione Sanità, Emanuele Monti). La legge è composta da 35 articoli.

Il provvedimento è stato approvato dopo 16 giorni di lavori in Aula, diverse sedute notturne e, per la prima volta in cinquant’anni, una seduta domenicale. La nuova riforma è legata al Pnrr, e revisiona l’impianto della (a sua volta) riforma della sanità targata Maroni del 2015.

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I rappresentanti dei gruppi di opposizione hanno rimarcato come da parte della maggioranza non ci sia stata nessuna volontà seria di confrontarsi e di valutare le loro proposte, appiattendosi sul testo e le indicazioni della giunta regionale.

“Accolgo con grande soddisfazione l’approvazione della legge del servizio sanitario lombardo, frutto di un grande ascolto e larga condivisione – ha detto il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana -. Con gli stanziamenti del Pnrr è stato finalmente possibile il cambio di passo e la legge appena approvata ci consente di riorganizzare l’offerta sanitaria e soddisfare il bisogno di salute dei nostri cittadini”.

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Il Pirlo delle 6

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