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Il rischio che la più grande campagna vaccinale della storia si trasformi in un buco nell’acqua sembrerebbe esserci. Se dopo i primi mesi del 2021 infatti, dopo la vaccinazione del personale sanitario, le adesioni della gente comune fossero troppo basse potrebbe subentrare l’obbligatorietà.

Questo proprio per evitare un nulla di fatto, per riuscire a raggiungere l’obiettivo dell’immunità di gregge.

Obbligatorietà è però un concetto forse troppo semplice. Stando a quanto riportato da alcuni organi di stampa sembra che le soluzioni sul tavolo in caso di un’accoglienza fredda da parte della popolazione siano tre. La prima, sostenuta dal sottosegretario Zampa, è quella dell’obbligo inserito nel contratto dei dipendenti pubblici o almeno in alcune categorie a rischio. Per fare qualche esempio si tratterebbe dei medici di base e degli insegnanti.

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Un passo non facile da imporre che quindi apre alla seconda possibilità: la patente di immunità. Si tratterebbe di un documenti, magari anche digitale, che consentirà solo a chi è vaccinato di viaggiare e partecipare a eventi pubblici (come manifestazioni sportive, teatri e cinema).

La terza possibilità riguarda i lavoratori privati, ben superiori a quelli pubblici e quindi più importanti in chiave immunità di gregge. In questo caso l’imposizione non può arrivare dallo stato. Sta quindi nelle mani dei datori di lavoro l’incentivazione del vaccino. In che modo? Separando vaccinati da non vaccinati, magari con lo smart working obbligatorio che però per molti è più gradito di quello in presenza.

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Il Pirlo delle 6

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