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Quando Legambiente pubblica l’ormai tradizionale rapporto Mal’aria Brescia purtroppo primeggia sempre in negativo e nelle scorse ore, con la pubblicazione di un’edizione speciale dello studio sulla qualità dell’aria, non c’è stata l’eccezione.

Gli ambientalisti l’hanno chiamata “Il costo dell’immobilismo” perché la volontà è quella di denunciare i ritardi e l’inadeguatezza nei provvedimenti di Governo e Regioni italiane contro l’inquinamento. Secondo i dati raccolti da Legambiente in questa edizione speciale già 11 città dello stivale sono fuorilegge per le polveri sottili e fra queste figura anche Brescia.

Secondo il bilancio riportato da Legambiente nel dossier , sono già 11 le città che a inizio settembre hanno sforato, con almeno una centralina, il limite previsto per le polveri sottili, ossia la soglia dei 35 giorni nell’anno solare con una media di PM10 giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo. Maglia nera a Verona e Venezia con 41 giorni di sforamenti, seguite da Vicenza con 40, Avellino e Brescia con 39, Cremona e Treviso con 38, Alessandria, Frosinone e Napoli con 37, Modena con 36.

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Da questi numeri la proposta di Legambiente di anticipare già da settembre le misure anti-smog anche alla luce del fatto che la Commissione Europea chiederà alla Corte di giustizia Europea di definire a breve l’ammontare della sanzione per inadempienza, a cui l’Italia è già stata condannata il 10 novembre scorso, per il superamento continuativo dei limiti di PM10 negli anni che vanno dal 2008 al 2017. La multa, stimata da 1.5 a 2.3 miliardi di euro, potrebbe comportare il taglio di futuri fondi europei destinati all’Italia, in primis, e poi alle singole Regioni inadempienti.

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Il Pirlo delle 6

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