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Omicidio Serle: “Franzoni conosceva la conseguenza della sua azione”

Una telefonata sotto scacco, un teste chiave smentito. Son queste le novità sul processo a Mirco Franzoni, l’uomo originario di Serle accusato di omicidio colposo e condannato alla pena di 9 anni e 4 mesi di carcere per l’uccisione di Eduard Ndoj, il ladro albanese di 24 anni ucciso con un colpo di fucile nelle vie del paese della Val Verde.

La telefonata in questione è quella per lanciare l’allarme ai soccorritori mezz’ora prima della quale Mirco Franzoni creava una possibile tesi difensiva per disfarsi del fucile e delle munizioni.

A cinque anni di distanza dall’uccisione di Eduard Ndoj, la testimonianza in esame è stata quella di Mario Sorsoli il quale ha sempre sostenuto di avere sentito, durante la telefonata ai carabinieri, «il rumore di uno sparo», dopo aver visto Mirco Franzoni «discutere e fronteggiare la persona offesa».

Ma per la Corte d’assise d’appello gli orari indicati nella testimonianza non coincidono con la ricostruzione così come sembra assodato che dopo i furti nelle abitazioni in tutta Serle era scattata la caccia all’uomo.

Nelle motivazioni della sentenza si è fatto riferimento anche all’impugnatura del fucile: a spalla per colpire un bersaglio e non a livello della cintola è stato sostenuto. Infine con riferimento alla volontarietà si mette in risalto come Mirco Franzoni ha agito sapendo a cosa andava in contro.

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