Si è chiuso con 15 condanne e circa 100 anni complessivi di carcere il giudizio abbreviato dell’operazione “Icaro”, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Brescia che ha smantellato un’organizzazione criminale transnazionale dedita al traffico di cocaina.
Cento anni di carcere
La sentenza, pronunciata il 21 luglio, riguarda gli imputati arrestati nell’ambito dell’indagine condotta dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo, della SISCO e della Squadra Mobile di Brescia, coordinati dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia.
Tra le pene più pesanti figurano quelle inflitte ai due fratelli albanesi, originari di Elbasan e ritenuti ai vertici della cellula bresciana dell’organizzazione: circa 15 anni di reclusione per uno e 14 anni per l’altro.
Condannato a 8 anni anche il giovane albanese coinvolto nel tragico incidente stradale di Peschiera Borromeo, nel quale il 23 giugno scorso perse la vita l’agente della Polizia Locale di Milano Francesco Imprezzabile.
Brescia nodo del traffico internazionale
L’indagine, partita da alcuni arresti eseguiti nel Bresciano e da attività investigative nell’area del Garda, ha permesso di ricostruire una rete internazionale che utilizzava la provincia di Brescia come snodo logistico per il traffico di cocaina.
Secondo gli investigatori, la droga partiva principalmente da Colombia ed Ecuador, raggiungeva i porti del Nord Europa, in particolare Anversa e Rotterdam, per poi entrare in Italia via terra attraverso camion e autobus e alimentare la rete dello spaccio.
I vertici dell’organizzazione svolgevano il ruolo di “broker”, coordinando fornitori sudamericani, referenti nei porti europei e distributori sul territorio italiano.
Arresti anche all’estero
L’operazione ha portato ad arresti nelle province di Brescia, Milano, Verona, Novara e Trento, oltre che in Albania e Spagna.
Determinante anche la cooperazione internazionale tra la Dda di Brescia, la Procura speciale albanese (SPAK) e la Polizia albanese, che ha consentito di localizzare e arrestare i due presunti capi dell’organizzazione: uno in Albania e l’altro a Madrid, prima della successiva estradizione in Italia.
Comunicazioni criptate
Tra gli elementi emersi dall’inchiesta anche l’utilizzo sistematico di criptofonini, smartphone modificati con software dedicati per rendere le comunicazioni difficilmente intercettabili e garantire riservatezza alle attività dell’organizzazione criminale.
