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Pam, tutti contro Monica Ferrata. Ma nel frattempo il Questore agisce

Le dichiarazioni di Monica Ferrata, l’altro giorno, a Èlive sulla situazione della zona di corso Martiri della Libertà e del supermercato Pam, hanno scatenato una ridda di reazioni politiche.

Innegabile però che un concetto tanto normale quanto di buon senso come “ognuno deve fare la propria parte”, partendo dalla messa in sicurezza delle proprie attività per il bene della collettività ha riportato al centro del dibattito un tema che, diversamente viene tirato fuori dal cassetto solo a seguito di un furto, di una rapina o di un fatto criminoso.

Ma non solo. Mentre andava in scena a colpi di comunicati stampa e “profonde analisi sui social” il “polverone” politico, il Questore di Brescia, Paolo Sartori, ieri pomeriggio, è andato personalmente al Supermercato Pam ad incontrare la direzione e i dipendenti. Iniziativa che dovrebbe far riflettere sulla necessità, a volte, di porre, serenamente un problema per discuterne la soluzione senza farne sempre una sterile e inconcludente contrapposizione politica e ideologica

LE REAZIONI POLITICHE

La prima è arrivata dal segretario cittadino della Lega, Michele Maggi che aveva definito le parole di Monica Ferrata “sconcertanti e completamente scollegate dalla realtà e dalla gravità della situazione. Attribuire ad un esercizio commerciale la responsabilità di un problema di ordine pubblico – ha scritto Maggi in una nota – significa ignorare il ruolo delle istituzioni e tentare di scaricare altrove le evidenti mancanze dell’amministrazione Castelletti, di cui la presidente Ferrata è espressione politica”.
Maggi ha denunciato gravi fatti avvenuti in questi ultimi mesi nella zona di via Porcellaga e proprio per questo ha aggiunto, “sostenere che la soluzione sia intensificare la sorveglianza privata è una lettura distorta e fuorviante, che banalizza il problema e tenta di spostare l’attenzione dalle responsabilità di chi governa la città”.
Il segretario cittadino della Lega ha poi richiamato il Comune ai suoi doveri. “La sicurezza – ha concluso Maggi – è un dovere pubblico, non un optional delegabile ai privati. Il Comune ha il compito di garantire un ambiente urbano sicuro, coordinarsi con Prefettura e Forze dell’Ordine, investire in prevenzione, illuminazione, videosorveglianza e controlli, ascoltare i cittadini e non minimizzare ciò che accade nei quartieri, come purtroppo spesso invece accade. Brescia merita serietà, non giustificazioni imbarazzanti”.

IL CdQ BRESCIA SUD SI È DISSOCIATO DALLE DICHIARAZIONI DELLA SUA PRESIDENTE

“Si ritiene opportuno chiarire che alcune dichiarazioni rese dalla Presidente Ferrata sulla situazione di via Fratelli Porcellaga riflettono una valutazione personale, senza che su tale posizione vi sia stata una preventiva e formale condivisione collegiale2 -ha fatto sapere, con una nota stampa il CdQ Brescia Sud (a firma di 5 rappresentanti su 7).

“Il Consiglio di Quartiere, infatti, scrivono i Consiglieri nel comunicato, non è stato coinvolto in una discussione strutturata sul punto. Alcuni consiglieri ne sono venuti a conoscenza solo informalmente e, in ogni caso, non risulta che la linea poi espressa pubblicamente fosse condivisa in modo unitario”.

I 5 Consiglieri del CdQ contestano alla Presidente Ferrata anche il passaggio dell’intervista sulla situazione del Quartiere. “Desta perplessità – scrivono -che oggi venga messa in discussione l’esistenza di un problema di degrado e insicurezza nell’area, o che parte della responsabilità venga ricondotta all’attività commerciale coinvolta. Si tratta di una lettura che non rispecchia la posizione del Consiglio di Quartiere Centro Storico Sud, dalla quale ci si dissocia formalmente”.

LA REPLICA DI MONICA FERRATA, “SONO ACCUSE MA CONTRIBUTO NELL’INTERESSE DELLA COMUNITA'”

Nel tardo pomeriggio poi, la replica al “polverone” sollevato da politica e CdQ.
“È doveroso chiarire fin da subito un punto fondamentale: la sicurezza è competenza dello Stato e delle forze dell’ordine, non dei Consigli di Quartiere. Proprio per questo desidero sottolineare l’ottimo lavoro svolto dal Questore Paolo Sartori e da tutte le forze di polizia presenti sul territorio, che operano quotidianamente con professionalità, impegno e senso del dovere.
Il Consiglio di Quartiere è un organismo civico e pluralista, – scrive Monica Ferrata – composto da persone diverse, ognuna con la propria sensibilità e il proprio punto di vista. Questa pluralità è una ricchezza e rappresenta la normalità della vita democratica nei quartieri. Il ruolo della presidente non è quello di uniformare le opinioni, ma di raccoglierle, tirare insieme le somme e rappresentare in modo responsabile le criticità che emergono dal territorio.
È importante dirlo con chiarezza: non si sta descrivendo un quartiere insicuro nel suo complesso, ma una criticità specifica che si è manifestata più volte nello stesso punto e che è stata segnalata dai cittadini.
Proprio perché la sicurezza non rientra nelle competenze del Consiglio di Quartiere, credo sia corretto e responsabile porsi una riflessione più ampia e costruttiva. Quando una situazione problematica si ripresenta, accanto all’azione delle forze dell’ordine, è legittimo chiedersi se anche altri soggetti coinvolti possano valutare misure aggiuntive di tutela per lavoratori e fruitori. Non come accusa, ma come contributo nell’interesse della comunità.
Ritengo utile precisare – sottolinea Ferrata – che queste parole non nascono da appartenenze politiche né da logiche di schieramento. Il tema della sicurezza non ha colore politico e non dovrebbe essere utilizzato in modo strumentale per alimentare contrapposizioni. Farlo significa allontanarsi dai problemi reali delle persone e dal lavoro quotidiano che viene svolto nei quartieri.
Una comunità è davvero viva, amica e solidale quando tutte le figure coinvolte fanno la loro parte, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno. È con questo spirito che il Consiglio di Quartiere opera ogni giorno, e con questo stesso spirito continuerò a svolgere il mio incarico, a titolo gratuito, nell’interesse del quartiere e di chi lo vive”.

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