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Un alibi contro l’ergastolo. E’ quella pronta ad essere presentata da Maurizio Tramonte condannato in via definitiva alla pena massima per la strage di piazza della loggia del 28 maggio del 1974. Ad addensare nuove nubi sulla sentenza emessa in cassazione nel 2017 è Baldassarre Lauria, il direttore della fondazione Progetto Innocenti. Come scrive il Giorno da anni l’avvocato palermitano si occupa di errori giudiziari. Per tale ragione è al lavoro per sovvertire la sentenza nei confronti di Maurizio Tramonte. Sicuro dell’innocenza del suo assistito Baldassarre Lauria è pronto a presentare a settembre alla Corte d’Appello di Venezia le prove dell’alibi di Tramonte. Secondo la difesa Tramonte era alla Acrilgraph srl di Limena, nel Padovano, a lavorare in un’azienda specializzata in plexiglass tuttora esistente. Il problema è che l’uomo lavorava in nero e fu assunto soltanto nel giugno 1974. Diventa per tale risulta difficile verificare la veridicità delle dichiarazioni. L’asso nella manica è però dettato dalla presenza di testimoni che con Tramonte quel giorno hanno lavorato. Secondo i giudici quel 28 maggio del 1974 Tramonte era invece a Brescia. Lui stesso, secondo alcune ricostruzioni, fu ritratto in una foto che generò e genera tutt’ora enormi controversie. Quel che è certo è che dopo undici processi, tre istruttorie e due ergastoli, quello di Tramonte e di Carlo Maria Maggi, la ferita di Piazza Loggia sanguina ancora.

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Il Pirlo delle 6

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