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Processo piazza Loggia, Governo escluso infiamma la campagna elettorale

L’esclusione del Governo dalle parti civili nel nuovo processo per la strage di piazza della Loggia infiamma le ultime ore della campagna elettorale bresciana.

ALLE 18.00 UN FLASH MOB IN CONCOMITANZA CON LA PRESENZA DI GIORGIA MELONI

Con un tam tam partito sui social, alle 18.00, in piazza della Loggia, è stato organizzato “1 minuto di silenzio per le vittime di piazza della Loggia” .
“Il Governo, si legge nel messaggio social, non sarà parte civile nel processo per la strage di piazza della Loggia. La Meloni, che stasera è a Brescia per fare la campagna elettorale, chieda scusa alla città!”

LA REAZIONE DELLA LOGGIA

“Questa è una pessima notizia per tutta la città”, ha subito commentato attraverso una nota la vicesindaco facente funzione, Laura Castelletti, “perché dimostra lo scarso interesse che l’attuale coalizione di governo ha per quella che per noi è ancora una ferita aperta, un fatto che ha causato sofferenza, lutti e ha segnato profondamente la storia della nostra città”.

“I bresciani”, continua Castelletti, “meritano che le Istituzioni siano al loro fianco nel chiedere verità e giustizia, come ha fatto il Comune di Brescia, che infatti si è costituito parte civile assieme alle famiglie delle vittime e alle sigle sindacali presenti in piazza il 28 maggio del 1974.

Ritengo che quanto accaduto non possa essere derubricato come un errore, una banale disattenzione o una svista”.

“Se non è una scelta precisa”, conclude la vicesindaco, “è comunque un segnale preoccupante, perché le Istituzioni hanno il dovere di vigilare e accompagnare i cittadini nei momenti più importanti e non possono quindi essere avulse dalla vita del Paese che rappresentano”.

PALAZZO CHIGI REPLICA, “SORPRENDE LA DECISIONE DEL GUP”

Palazzo Chigi ha replicato ieri sera con una nota nella quale ha espresso “sorpresa per la decisione del Gup di Brescia di negare la Costituzione di parte civile proposta dall’Avvocatura dello Stato per la Presidenza del Consiglio, per due ragioni:

  1. Il Gup non aveva dato notizia al Governo dell’udienza antecedente a quella odierna e ciò aveva reso impossibile la costituzione. La Presidenza del Consiglio aveva incaricato l’Avvocatura dello Stato di presentare istanza di rimessione in termini che lo stesso Gup ha accolto. Perché mai l’avrebbe accolta se non per formalizzare la costituzione?
  2. Oggi il Gup sostiene che la Presidenza del Consiglio avrebbe dovuto conoscere l’antecedente udienza in quanto “fatto notorio”: ciò contraddice la precedente decisione dello stesso Ufficio e il codice di procedura penale che impone di notificare l’udienza a chi ha titolo a intervenirvi.

    Alla Presidenza del Consiglio – prosegue la nota del Governo – è stato così impedito l’esercizio del potere-dovere di affiancare la difesa delle vittime.
    L’Avvocatura dello Stato – conclude Palazzo Chigi – è stata incaricata di proporre ricorso in Cassazione contro un provvedimento così palesemente abnorme”.
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