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Nel 2020 la notte delle elezioni negli Stati Uniti sarà diversa dalle precedenti. La pandemia di coronavirus ha infatti spinto una buona fetta degli elettori ad affidarsi al voto per corrispondenza e al voto anticipato per evitare le tradizionali code ai seggi e finora oltre 80 milioni di cittadini – quasi il 60 per cento dell’affluenza totale del 2016 – hanno già espresso la propria preferenza a favore del presidente in carica, Donald Trump, o del candidato del Partito democratico, Joe Biden. I media statunitensi inizieranno a rendere pubblici gli exit poll solo dopo la chiusura dei seggi. A occuparsene è un consorzio costituito da alcune delle principali testate giornalistiche statunitensi: si tratta del National Election Pool, formato dal 2003 da “Abc News”, “Cbs News”, “Cnn” e “Nbc News”. A seguito delle elezioni del 2016 e delle polemiche per le rilevazioni inaccurate, l’emittente “Fox News” e l’agenzia di stampa “Associated Press” hanno formato un proprio consorzio incaricato di condurre exit poll in occasione delle elezioni di medio termine del 2018. In seguito, tuttavia, i due media hanno ritenuto superati gli exit poll e inaugurato un servizio in collaborazione con l’Università di Chicago che si basa su sondaggi condotti nel corso di diversi giorni.

Tuttavia, per capire che cosa attendersi dalla notte elettorale tra il 3 e il 4 novembre occorre prendere in considerazione due fattori. Il primo è legato ai diversi orari di chiusura dei seggi e dai diversi fusi orari degli Stati Usa. In Indiana e Kentucky i seggi chiuderanno alle sei del pomeriggio (le 23 in Italia); in Alabama, Arizona, Florida, Georgia, Hawaii, Illinois, Kansas, Mississippi, Missouri, Nevada, New Hampshire, New Mexico, Oklahoma, Carolina del Sud, Sud Dakota, Texas, Vermont, Virginia e Wyoming alle sette del pomeriggio; in Tennessee e Nebraska, dove vigono fusi orari diversi all’interno degli Stati, tra le sette e le otto; in Arkansas, Carolina del Nord, Ohio e West Virginia alle 19.30; in Alaska, California, Connecticut, Delaware, Distretto di Columbia, Idaho, Louisiana, Maine, Maryland, Massachussetts, Michigan, Minnesota, Montana, New Jersey, Pennsylvania, Rhode Island, Utah, Wisconsin e Washington le operazioni di voto si concluderanno alle 20; in Iowa, New York e Nord Dakota alle 21; in Colorado e Oregon il voto è interamente per corrispondenza.

Il secondo importante fattore è legato alle regole di cui ciascuno Stato si è dotato per la ricezione, il processamento e il conteggio dei voti per corrispondenza. Alcuni Stati, infatti, hanno iniziato a processare tali schede in anticipo e potrebbero essere più veloci a fornire risultati, altri inizieranno solo il 3 novembre oppure dopo la chiusura delle urne. Non solo. In diversi Stati le schede elettorali per corrispondenza continueranno a essere accettate per diversi giorni dopo il 3 novembre: il caso limite è costituito dalla Carolina del Nord, dove i voti postali verranno ricevuti fino a nove giorni dopo il voto. Vale inoltre la pena ricordare che gli Stati nei quali il margine di vantaggio a favore di uno dei due candidati è più ampio saranno anche quelli più rapidi a fornire risultati ufficiali.

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Non tutti gli Stati hanno tuttavia la stessa incidenza sull’esito delle elezioni. Negli Stati Uniti il presidente non è eletto direttamente attraverso il voto popolare, ma da un Collegio elettorale formato da 538 grandi elettori espressione dei singoli Stati. L’attenzione degli osservatori è rivolta non solo e non tanto agli Stati che mettono in palio il maggior numero di grandi elettori, ma soprattutto a quelli considerati “in bilico” e il cui voto potrebbe essere decisivo per spezzare l’equilibrio e permettere a uno dei due candidati di raggiungere la fatidica soglia dei 270 grandi elettori. Quest’anno gli Stati-chiave sono considerati Pennsylvania, Florida, Georgia, Carolina del Nord, Arizona, Minnesota, Iowa, Wisconsin, Michigan, Ohio, Texas e Nevada.

Tra questi, secondo molti osservatori, lo Stato più rapido nel fornire i risultati potrebbe essere la Florida, dove è stato consentito ai funzionari elettorali di iniziare a contare i voti per corrispondenza 14 giorni prima del giorno delle elezioni. In Italia sarà mezzanotte quando i seggi in Florida chiuderanno; subito dopo potrebbero arrivare i primi exit poll. Simili regole sono state adottate dall’Arizona, che però è indietro di otto ore rispetto all’Italia: quando chiuderanno i seggi da noi saranno le tre del mattino del 4 novembre. Un altro Stato che potrebbe fornire indicazioni in anticipo è il Wisconsin, dove il voto terminerà quando in Italia saranno le 2 del mattino del 4 novembre: qui le autorità non consentono il conteggio dei voti prima del 3 novembre, ma hanno promesso che le operazioni inizieranno già in mattinata. Diverso è il discorso per Pennsylvania, Georgia e Carolina del Nord, che a causa delle regole sul processamento dei voti potrebbero non riuscire a fornire risultati ufficiali prima del 5 novembre.

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