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Streparava: “La crescita c’è ma la crisi in Medio Oriente spaventa”

La manifattura bresciana continua a crescere, ma il clima tra le imprese resta carico di preoccupazione. Nei primi tre mesi del 2026 la produzione industriale del territorio ha registrato un aumento del 3,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, confermando il trend positivo già emerso alla fine del 2025. A pesare sulle prospettive, però, sono soprattutto le tensioni internazionali, con il conflitto in Medio Oriente che inizia a incidere sulla fiducia del sistema produttivo.

È il quadro che emerge dall’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia relativa al periodo gennaio-marzo 2026. Se da un lato i numeri certificano una nuova crescita della produzione, dall’altro le aziende guardano con crescente timore all’evoluzione dello scenario geopolitico ed economico internazionale.

PRODUZIONE ANCORA IN CRESCITA

Dopo il +3,8% registrato nell’ultimo trimestre del 2025, il manifatturiero bresciano ha mantenuto un ritmo positivo anche all’inizio del nuovo anno. La variazione congiunturale rispetto ai tre mesi precedenti si è attestata a +1,3%, mentre il tasso acquisito per il 2026 è pari al +2,3%.

A trainare maggiormente la crescita sono state le medie imprese (+4,7%) e le grandi aziende (+2,6%), mentre micro e piccole realtà hanno mostrato segnali di rallentamento, con variazioni negative rispettivamente dell’1,2% e dello 0,8%.

Dal punto di vista settoriale, i comparti più dinamici sono risultati chimico, gomma e plastica (+7,9%), metallurgia (+4,8%) e alimentare (+4,1%). Più in difficoltà invece meccanica (-0,1%), sistema moda (-0,5%) e legno e minerali non metalliferi (-1,6%).

STREPARAVA: “IL DATO POSITIVO NON BASTA”

A commentare il quadro è stato il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava, che ha invitato a leggere i numeri con prudenza.

“Il dato positivo della produzione industriale nel primo trimestre 2026 non va di pari passo, purtroppo, con quella che in questo momento è la reale situazione vissuta dal nostro sistema produttivo”, ha sottolineato Streparava.

Secondo il presidente degli industriali bresciani, la preoccupazione principale riguarda soprattutto la possibile durata della crisi in Medio Oriente e le conseguenze che potrebbe avere sul sistema economico.

“Le preoccupazioni delle aziende bresciane riguardano oggi, più che l’impatto immediato del rincaro degli input energetici, la durata della crisi che, se prolungata, rischierebbe di rendere ancora più costosi i trasporti internazionali e sempre più difficili gli scambi con i Paesi coinvolti nella guerra”, ha spiegato.

IL TIMORE DELLE AZIENDE

L’approfondimento dedicato al conflitto in Medio Oriente mostra infatti un quadro di forte cautela. Oltre la metà delle imprese intervistate, il 55%, ritiene che la crisi abbia già avuto o possa avere effetti concreti sulla propria attività economica.

Tra queste, quasi un terzo immagina lo scenario più critico: il 32% teme infatti un impatto significativo e duraturo.

A pesare maggiormente sono soprattutto i rincari delle materie prime industriali e dell’energia. Il 64% delle aziende segnala infatti l’aumento dei costi delle materie prime, mentre il 62% evidenzia l’impennata dei costi energetici. Crescono anche le preoccupazioni legate ai trasporti internazionali, indicati dal 41% delle imprese.

FATTURATO FERMO E DOMANDA DEBOLE

Nonostante la crescita della produzione, il fatturato mostra segnali di sostanziale stagnazione. Sul mercato italiano le vendite sono aumentate per il 34% delle aziende, ma il 37% parla di stabilità e il 29% di flessione.

Un quadro simile emerge anche sui mercati esteri, sia europei che extra UE, dove prevale la cautela.

Secondo Confindustria Brescia, continua inoltre a indebolirsi la domanda proveniente dai mercati domestici e internazionali. Il 43% delle imprese indica proprio la debolezza della domanda come principale fattore di freno alla produzione, in aumento rispetto al 36% registrato alla fine del 2025.

LE IMPRESE STUDIANO CONTROMISURE

Di fronte allo scenario internazionale sempre più incerto, molte aziende stanno già correndo ai ripari. Quasi nove imprese su dieci dichiarano infatti di aver già adottato o di stare valutando misure per limitare gli effetti della crisi.

Le strategie più diffuse riguardano la diversificazione dei fornitori e l’aumento delle scorte di magazzino. Molte realtà stanno inoltre prendendo in considerazione una revisione dei prezzi di vendita per compensare l’aumento dei costi.

Nonostante le difficoltà, la quasi totalità delle imprese — l’86% — esclude al momento ipotesi di delocalizzazione o riorganizzazione produttiva.

FIDUCIA IN CALO PER I PROSSIMI MESI

Il dato che più fotografa il cambio di clima riguarda però le aspettative sul futuro. Il saldo tra operatori ottimisti e pessimisti è crollato al +6%, contro il +24% registrato alla fine dello scorso anno.

La maggioranza delle aziende, il 64%, si aspetta ora una fase di sostanziale stabilità, senza particolari accelerazioni della produzione nei prossimi mesi.

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