Il SiNAPPe, il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, non ci sta alla narrazione del Garante dei detenuti sul suicidio del 23enne nel carcere Nerio Fischione.
E, per voce del suo segretario generale aggiunto, Antonio Fellone, parla di affermazioni “gravi” respingendo con forza ogni ipotesi che possa mettere in discussione l’operato degli agenti intervenuti durante l’emergenza.
“DICHIARAZIONI CHE RISCHIANO DI ALIMENTARE LA TENSIONE”
Secondo il SiNAPPe, sostenere che qualcosa possa aver “inceppato la macchina dei soccorsi” senza che vi siano accertamenti ufficiali rischia di alimentare sospetti ingiustificati e di danneggiare chi ogni giorno lavora all’interno degli istituti penitenziari in condizioni spesso difficili.
Il sindacato ricorda che il luogo della tragedia si trova a pochi metri dall’ambulatorio e sottolinea come dichiarazioni di questo tipo possano avere conseguenze anche sulla sicurezza interna del carcere, contribuendo ad aumentare tensioni già elevate.
UN ALTRO DETENUTO AVEVA TENTATO IL SUICIDIO IL GIORNO PRIMA ED ERA STATO SALVATO DALLA POLIZIA PENITENZIARIA
Nel comunicato, diffuso dall’organizzazione sindacale, viene inoltre ricordato che pochi giorni prima un agente era stato aggredito da un detenuto e che lo stesso poliziotto in servizio nel reparto aveva salvato la vita a un altro detenuto che aveva tentato il suicidio appena il giorno precedente.
“Non servono protagonismi o visibilità mediatica”, ribadisce il SiNAPPe, che chiede al Garante maggiore equilibrio e senso di responsabilità.
“Saranno le autorità competenti – conclude il Sindacato – a fare piena luce sulla vicenda, ma rivendica un punto fermo: “gli agenti hanno fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità per cercare di salvare la vita del giovane detenuto”.
