Stava pianificando una strage in una scuola, ispirata al massacro della Columbine High School massacre, con l’intenzione di togliersi la vita subito dopo. Un progetto dettagliato e inquietante quello scoperto dai carabinieri, che hanno portato all’arresto di un 17enne nel Perugino con accuse legate al terrorismo.
La notizia è stata riportata dall’agenzia stampa LaPresse, che ha ricostruito i contorni dell’operazione condotta dal Ros, il Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma.
L’arresto è scattato all’alba di lunedì, al termine di un’indagine avviata nell’ottobre 2025 e coordinata dalla Procura minorile dell’Aquila. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni in diverse regioni: Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Oltre al 17enne, risultano indagati altri sette minori.
IL PIANO
Secondo quanto emerso dalle indagini, il ragazzo aveva elaborato un piano preciso: colpire una scuola, provocare una strage e poi suicidarsi. Un progetto che avrebbe preso ispirazione da uno dei più noti episodi di violenza scolastica della storia recente.
Gli investigatori hanno accertato che il giovane era già finito sotto osservazione nell’ambito dell’indagine “Imperium”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Brescia. Da quel momento non è mai stato perso di vista.
Nel corso delle attività investigative sono emersi elementi sempre più preoccupanti: il 17enne cercava e condivideva manuali per la fabbricazione di armi e ordigni, comprese istruzioni per sostanze esplosive come il Tatp, noto per la sua pericolosità e già utilizzato in attentati internazionali.
Tra il materiale sequestrato anche documenti con indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche e guide per il sabotaggio di servizi pubblici essenziali.
LA RETE
L’indagine ha inoltre fatto emergere i contatti del minore con ambienti estremisti online. In particolare, frequentava canali e gruppi Telegram legati a ideologie neonaziste e suprematiste, dove veniva esaltata la violenza e la figura dei cosiddetti “mass shooters”.
Il ragazzo aveva assunto come riferimenti figure responsabili di gravi attentati terroristici, considerati modelli da emulare. Un contesto digitale che, secondo gli inquirenti, ha contribuito a rafforzare il suo percorso di radicalizzazione.
L’operazione ha portato anche all’esecuzione di perquisizioni in diverse città italiane, tra cui Teramo, Pescara, Bologna e Arezzo. I sette minori indagati sono accusati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
