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Il drammatico incidente a Salò, nel quale hanno perso la vita Umberto e Greta ha portato alla luce una grossa lacuna nel nostro codice di procedura penale: diversamente da quanto avviene sulla strada, in acqua non esiste “l’omicidio nautico”, omologo dell’omicidio stradale, lo strumento in più nelle mani dei magistrati per casi di questa gravità.

Una “falla” che, balzata prepotentemente all’occhio in queste ore, ha già risvegliato alcuni politici che in Regione Lombardia hanno suggerito al legislatore di porre rimedio. “Sarebbe giusto estendere quanto previsto per l’omicidio stradale anche per situazioni analoghe a quelle verificatesi sul Garda – fanno sapere dalla Regione – L’augurio è che questa triste vicenda, spinga il Governo o il Legislatore ad agire in questa direzione”.

A raccogliere la “palla al balzo” è stata la deputata leghista Simona Bordonali che in queste ore ha già depositato un PDL, progetto di legge, per “equiparare le pene per omicidio nautico a quelle già previste per l’omicidio stradale”.

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Ma non solo, Simona Bordonali nella sua proposta ha previsto anche l’introduzione nel codice di procedura penale del “reato di omicidio nautico” aggiungendo anche pene per lesioni alla persona in contesti nautici.

“La vicenda dei due ragazzi travolti nel golfo di Salò testimonia purtroppo l’urgenza di colmare il vuoto legislativo sul tema – ha dichiarato Bordonali – Chi è colpevole di omicidio alla guida di un’auto rischia fino a 18 anni, mentre chi è alla guida di un’imbarcazione può cavarsela con sei mesi, un’assurdità se pensiamo che la vita umana ha lo stesso valore ed è necessario dunque responsabilizzare i comportamenti di chi naviga”.

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Il Pirlo delle 6

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