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I dati sulla salute dell’aria diffusi nelle ultime ore non solo hanno scatenato il panico tra i cittadini con Brescia inserita tra le città con l’aria più inquinata d’Italia ma hanno dato adito a numerose polemiche. Una vera e propria bufera scatenata soprattutto attraverso post su Facebook.

Nessuno si è tirato indietro per dire la sua in merito ai dati evidenziati dall’Ispra. Nei 19 centri urbani italiani analizzati Brescia è risultata essere per 87 volte la città con la maggior concentrazione di Pm10 nell’aria. I dubbi però sulla validità delle rilevazioni è lecito e rimane.

Lo ha sottolineato senza tanti giri di parole il sindaco Emilio Del Bono facendo leva sui dati emessi dall’Ispra. Andando più a fondo rispetto ai numeri evidenziati si evince che qualcosa di certo non torna. E’ il caso della stazione di rilevamento del Broletto che per 69 giorni aveva superato la soglia delle mPm10 consentite con un valore medio annuo di 39 con il massimo consentito a 40.

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La maglia nera non spetterebbe dunque a Brescia visto e considerato che Torino, per esempio, ha 118 giorni consecutivi di valori oltre al limite consentito. Cremona con 105, Padova e Alessandria con 102 per citare alcune altre città peggio della nostra.

Emilio Del Bono ha inoltre dichiarato che dai dati diffusi dall’Arpa, risulta infatti che gli effettivi giorni di superamento della soglia di 50 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria dal primo gennaio 2018 a oggi sono stati 36 per la centralina del Broletto e 41 per quella del Villaggio Sereno.

A tal proposito è stata contattata l’Ispra chiedendo la rettifica della notizia al fine di non fornire un quadro inesatto della situazione e lesivo dell’immagine della città.

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Il Pirlo delle 6

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