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Prima il piano di bonifica, la salvaguardia della salute per i cittadini e poi, ma proprio poi, si parlerà di accollarsi la proprietà del sito.
Seppure con dei distinguo maggioranza e opposizione viaggiano parallele sulla situazione Caffaro.
A nessuno piace l’idea proposta dal Ministero dell’ambiente di acquistare dallo Stato il sito Caffaro e gestirne poi la bonifica (pur finanziata dal Governo). Le incertezze sono troppe, non solo sull’effettiva disponibilità dei finanziamenti ma sull’andamento della bonifica che potrebbe richiedere una decina d’anni.
I distinguo emersi dalla conferenza dei capigruppo sono soprattutto su tempi, ruoli, modalità. Per Paola Vilardi, Forza Italia, il Commissario Straordinario Roberto Moreni si dovrebbe dimettere. Più sfumate le posizioni di Acri e Margaroli di Fratelli d’Italia. Ghidini dei M5S perplesso sul suo operato.
Maggioranza e opposizione sono unite anche sulla richiesta al Ministero di firmare entro il 31 dicembre prossimo il Piano operativo di Bonifica con le integrazioni chieste da Arpa e Ats mentre l’assessore comunale all’ambiente Cominelli ha dato tempo fino al 31 ottobre alle tre aziende, Caffaro Brescia, Caffaro-Snia, Csa per rimuovere gli inquinanti. Dopodichè scatterà la diffida con il possibile intervento da parte dell’Amminsitrazione pubblica, con conseguente rivalsa sulle aziende per i costi sostenuti.

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Il Pirlo delle 6

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