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Secondo il pm, Katia Bressanelli, tutti gli imputati per il crollo della Croce di Job sono responsabili. Il pubblico ministero ha chiesto cinque nuove condanne per la morte di Marco Gusmini, il 21enne di Lovere, travolto e schiacciato dalla croce di Cristo il 24 aprile del 2014. L’opera era stata realizzata per la vista di Papa Giovanni Paolo II a Brescia, allo stadio Rigamonti, nel 1996. Colpa del legno inzuppato d’acqua, delle infiltrazioni che hanno minato la stabilità della croce. Nella requisitoria si è anche fatto riferimento come l’opera fosse stata abbandonata alle intemperie per nove anni senza alcuna manutenzione. E così sono arrivate le condanne: un anno e due mesi per Marco Maffessoli e Renato Zanoni, rispettivamente presidente dell’associazione culturale Croce del Papa all’epoca dei fatti e direttore dei lavori di manutenzione svolti nel 2013. Pena a dieci mesi Filippo Stefani, parroco di Cevo, a nove mesi per Bortolino Balotti e Elsa Belotti, entrambi componenti dell’ associazione Croce di Job. Tra gli argomenti trattati anche quello relativo ai tiranti. Secondo l’accusa da quando la Croce di Job è stata innalzata sul Dosso dell’Androla di Cevo nel 2005 si sarebbero registrate numerose trascuratezze tra cui la verifica dei tiranti fissati alla croce. La sentenza è prevista per il prossimo 11 ottobre, mentre cinque giorni più tardi sarà discusso il ricorso in Corte d’Appello presentato da Ivan Scolari, tecnico del Comune di Cevo, condannato in abbreviato in primo grado ad un anno.

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Il Pirlo delle 6

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