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Non c’è pace sul fronte del nuovo sistema di depurazione e collettamento del Lago di Garda. Dopo le audizioni della scorsa settimana alla Camera, oggi la vicenda è approdata anche in Consiglio Regionale dove è stata approvata una mozione che impegna la Giunta a sollecitare il Governo per valutare soluzioni alternative rispetto alla decisione commissariale di Gavardo-Montichiari.

Il progetto, che costa 230 milioni di euro di cui 100 stanziati dal governo, prevederebbe oggi la costruzione di due nuovi depuratori nei due paesi sopracitati e lo scarico delle acque depurate nel fiume Chiese, un corso d’acqua che secondo gli attivisti contrari alla scelta ha un bacino molto fragile ma è anche uno dei più importanti della provincia bagnando 31 comuni.

“Sulla questione legata alla realizzazione del depuratore del Garda si sta discutendo da tanto tempo e nonostante i numerosi tavoli ed incontri, la situazione è ancora indefinita. Le varie soluzioni proposte hanno sollevato non poche polemiche” hanno dichiarato i consiglieri leghisti Massardi e Ceruti che però poi aggiungono di come sia importante agire con tempestività.

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Si è astenuta invece Azione con il suo consigliere Niccolò Carretta per il timore di vedere nuovamente bloccato il progetto. “Azione non ci sta e ha già detto bene come la pensa – ha detto Fabrizio Benzoni – ma oggi aldilà di essere d’accordo o in disaccordo con la decisione presa, serve muoversi velocemente per non perdere i fondi europei e soprattutto per dotare il lago di Garda di un impianto funzionante superando la condotta sublacuale attuale”.

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Il Pirlo delle 6

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