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“1 metro e 75, vestito di scuro, corporatura media, carnagione olivastra. Armato di taglierino mi ha costretto all’orario di chiusura a rientrare nell’ufficio postale, mi ha rubato l’incasso di 7mila euro e mi ha chiuso a chiave dentro al bagno. Mi sono liberata rompendo la porta a vetri, ferendomi”.

Questa la drammatica testimonianza rilasciata ai Carabinieri dalla direttrice delle Poste di Ponte San Marco denunciando una rapina avvenuta la sera precedente. Peccato che fosse tutto completamente falso.

Non è servito molto infatti ai Carabinieri di Desenzano del Garda per smascherare la donna che si era inventata tutto di sana pianta per provare a giustificare degli ammanchi di cassa sottratti da lei stessa. Per le precauzioni anti covid, infatti, negli scorsi mesi erano stati sospesi i controlli di cassa. La direttrice ha visto questa misura come una possibilità per portarsi a casa qualche soldo extra.

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Prelievo dopo prelievo però, la cifra è diventata troppo importante. Alta a tal punto che non era più in grado di ripianare il suo debito e far quindi sparire tutti quei segni meno. Da qui l’idea di giustificare tutto con una finta rapina, subito scoperta.

Troppe le incongruenze nella testimonianza, inoltre il sopralluogo delle Forze dell’ordine non lasciava spazio a interpretazioni più o meno fantasiose: non c’era stata alcuna rapina.

Ora la donna dovrà rispondere davanti al Giudice di simulazione di reato, procurato allarme e appropriazione indebita aggravata.

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Il Pirlo delle 6

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