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La vicenda della Wte è stato un precedente pesante, un precedente che con i numeri che si porta dietro (150mila tonnellate di gessi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze inquinanti sparsi sui campi di mezza Italia) ha spinto Regione Lombardia a iniziare a tracciare questo tipo di fertilizzanti.

“I gessi di defecazione da fanghi sono stati inseriti per legge nell’elenco dei fertilizzanti nazionali – fanno sapere gli assessori Rolfi e Cattaneo – e, anche se prodotti a partire da rifiuti, escono dai controlli e dalle tutele ambientali previste dalla regolamentazione dei rifiuti. Attendiamo da cinque anni un aggiornamento normativo per applicare anche a questi prodotti le regole di tracciabilità. Visto che non interviene lo Stato, interveniamo noi. Anche alla luce di quanto accaduto nelle scorse settimane abbiamo ritenuto necessario un intervento legislativo volto ad assicurare il controllo e il monitoraggio di tali prodotti”.

Il meccanismo di questa proposta di legge in realtà è molto semplice: estendere aspetti della disciplina sui fanghi in agricoltura ai gessi da defecazione, gessi da defecazione da fanghi e carbonati da defecazione, laddove prodotti utilizzando fanghi da depurazione. Si prevede inoltre un termine entro il quale le autorità competenti, ossia le Province, procedano a riesaminare gli atti autorizzativi al fine di adeguarli alle nuove disposizioni, prevedendo, in ogni caso, che le stesse divengano efficaci dal 1° febbraio 2022.

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“Questo consentirà di inquadrare in maniera adeguata l’utilizzo dei gessi nel sistema di controllo per la corretta applicazione della Direttiva Nitrati – concludono gli Assessori – e aprirà quindi la strada all’applicazione del sistema sanzionatorio a fronte del mancato rispetto delle regole tecniche di utilizzo di tale fertilizzante”.

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Il Pirlo delle 6

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