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Dopo mesi di ricerche, esami e ipotesi la verità sull’epidemia di legionella che ha caratterizzato l’estate bresciana sembra aver trovato una risposta.

L’onda batteriologica che ha infettato quasi mille persone provocando almeno sette morti è stata innescata dal Chiese e amplificata dalle torri di raffreddamento delle aziende che inconsapevolmente hanno alimentato i propri impianti con l’acqua prelevata dal fiume e dalla sua rete di affluenti.

L’acqua del fiume ridotta a una poltiglia densa dalla siccità e dalle alte temperature di fine settembre ha trasformato il Chiese in un una sorta di brodo di coltura batterica dove sarebbero proliferati i germi.

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Tale ipotesi, avvalorata comunque da ricerche scientifiche, sgombra il campo dall’equivoco che aveva posto le torri di raffreddamento di alcune aziende al centro delle polemiche.

Le aziende in questione, all’oscuro della situazione di degrado igienico del Chiese, avrebbero continuato ad alimentare le torri di raffreddamento con le acque del fiume e dei suoi affluenti alimentando di fatto la diffusione del virus.

A confortare la tesi avanzata dal ministero della Salute e dell’Istituto superiore della Sanità le conclusioni del Centro di Riferimento nazionale della legionellosi.

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Il Pirlo delle 6

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