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Numeri impressionanti, quelli riguardo le morti sulle strade bresciane. A luglio sono già 6 i morti in soli 15 giorni, quasi uno ogni 56 ore. La settimana che si è appena chiusa è quella più nera, 4 incidenti mortali. Giugno, per ora, mantiene il primato di mese più tragico del 2019 con 8 morti.

Lo scorso anno, nel periodo tra giugno e agosto, sono state 29 le morti, con 14 di esse tra pedoni e ciclisti, gli utenti deboli della strada. Proprio il 2018, è stato l’anno in cui la conta dei deceduti è, purtroppo, tornata a farsi allarmante: ben 86 vittime.

Sicuramente molte di meno rispetto al 2001, con 185 vittime, ma è evidente come i numeri stiano tornando a crescere, dopo aver toccato il minimo nel 2017: 60 vittime. Il 2019, per ora, non fa ben sperare; visto e considerato come in questi mesi estivi gli incidenti mortali siano quasi all’ordine del giorno.

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Luglio si è aperto con lo schianto di Capo di Ponte in galleria, e con la morte di Giacomina Ghirardi, venerdì è deceduta anche Caterina Archetti, anch’essa coinvolta nell’incidente. Lunedì 8 luglio si è consumata la tragedia a Verolanuova con la morte del giovane operaio di origine indiana Singh Kuldeep e la tragedia in pieno centro storico a Brescia, con l’incidente mortale a Jennifer Loda. Venerdì, è il centauro Ermanno Lanzanova a perdere la vita, sulla provinciale che attraversa Gottolengo.

Un bollettino da guerra si potrebbe dire, le cause? sempre difficili da individuare. L’associazione “Condividere la strada della vita”, da tempo insiste sull’educare e prevenire, perché spesso dietro a un incidente mortale c’è l’irresponsabilità di chi è alla guida.

Una delle battaglie dell’associazione è l’educazione a scuola. Una proposta di cui già se ne parlava negli anni 90, ma che non ebbe particolari risultati, e non fu quasi mai applicata.

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Il Pirlo delle 6

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