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Green pass per potersi recare a lavoro. Fra pochi giorni, il 15 ottobre, scatta la scadenza fissata dal governo che prevede l’obbligatorietà di presentazione del certificato verde per i lavoratori del settore pubblico e del privato, ma anche per autonomi e somministrati. Prima di quella data, probabilmente con un nuovo Dpcm, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, dovrebbe esplicitare i dettagli del rientro a lavoro e dunque le modalità di controllo del lasciapassare verde.

Sarebbe allo studio anche una applicazione per smartphone per effettuare le verifiche, un sistema simile a quello già in uso nelle scuole.

Da venerdì chi non ha il pass non potrà lavorare. La mancanza sarà considerata come assenza ingiustificata con stipendio sospeso e non è prevista una sanzione disciplinare. Questo vale per chi dichiara di non avere il green pass. Discorso ben diverso per chi invece riesce a entrare in azienda senza dichiarare di esserne sprovvisto.

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In questo caso la sanzione è prevista eccome: va da 600 a 1.500 euro. Alcuni esperti affermano che nei casi più gravi, magari per chi tenta di accedere con certificato falso, si può anche arrivare al licenziamento.

Dall’altro lato cosa rischia il datore di lavoro che non controlla i pass? Anche in questo caso c’è una sanzione dai 400 ai mille euro. L’imprenditore avrà il compito di individuare un responsabile dei controlli.

Cosa può fare l’azienda nel caso di assenti a causa della mancanza di green pass? Realtà con più di 15 dipendenti non potranno sostituire l’assente, mentre quelle al di sotto di questa soglia potranno farlo per un tempo limitato a dieci giorni prolungabile per altri dieci. Un totale quindi di venti giorni

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Il Pirlo delle 6

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