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“Per il punto nascita di Iseo non sussistono i criteri previsti per mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili”. Con queste parole Regione Lombardia dice stop al punto nascite di Iseo, la cui attività è ormai sospesa da tempo. Inutili quindi le manifestazioni, le raccolte firme e le mozioni per una riapertura che non ci sarà.

Secondo l’assessorato al Welfare regionale non sussistono i criteri perché il punto nascite rimanga in funzione, sebbene lo abbiano richiesto a gran voce numerose associazioni, siano state raccolte oltre 7mila firme e siano state approvate due mozioni in consiglio per il rilancio dell’ospedale.

Non molla però Legambiente basso Sebino che rilancia l’appello ai Sindaci dei Comuni appartenenti alla Comunità montana Sebino bresciano (Sale Marasino, Sulzano, Ome, Pisogne, Zone, Monteisola, Marone e Monticelli Brusati)
che avevano approvato una mozione a favore della riapertura del punto nascite di Iseo, affinché riprendano la mobilitazione in difesa dell’ospedale.

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“Oltre alla sospensione del punto nascite è in corso un impoverimento più generale dei servizi sanitari nel comprensorio del Sebino, mentre l’emergenza covid ha mostrato che solo con una forte presenza pubblica sul territorio si può combattere efficacemente la pandemia e offrire dei servizi sanitari degni di questo nome, senza intasare le strutture ospedaliere di Brescia – fa sapere Legambiente – Non solo, anche i danni alla salute provocati dall’inquinamento delle falde acquifere e dell’aria dovute dall’attività quasi secolare delle acciaierie sul lago e della Valle Camonica, del cementificio di Tavernola e del distretto della gomma vanno prevenuti e curati a partire dalle strutture sanitarie diffuse sul territorio”.

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Il Pirlo delle 6

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