La salma di Benedetto XVI nella Basilica di San Pietro, l’ultimo omaggio

La salma del Papa emerito Benedetto XVI è da questa mattina nella Basilica vaticana. Ai lati del feretro due guardie svizzere e il segretario di Ratzinger monsignor Georg Gaenswein. Da questa mattina presto una folla di fedeli si è messa in fila per rendere omaggio al Papa emerito. Non solo gente comune ma anche personalità della politica. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata tra i primi a fare il suo ingresso in Basilica, insieme al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio alla salma in forma privata prima dell’apertura della Basilica al pubblico. La salma di Benedetto XVI sarà esposta per tre giorni, fino a giovedì 5 gennaio, quando alle 9:30 ci saranno i funerali presieduti dal Santo Padre.

Nel concistoro ordinario dell’11 febbraio 2013 Benedetto XVI aveva annunciato la sua rinuncia “al ministero di vescovo di Roma”. L’ex Pontefice è stato l’ottavo a rinunciare al ministero petrino. Era salito al soglio pontificio nel 2005 dopo il secondo giorno del conclave, al quarto scrutinio nel pomeriggio del 19 aprile. Le sue condizioni di salute, anche a causa dell’età avanzata, erano fragili da tempo. Da quasi dieci anni viveva in Vaticano, nel monastero Mater Ecclesiae, dove si era ritirato pochi mesi dopo la rinuncia al pontificato. Viveva insieme suo segretario particolare, l’arcivescovo Georg Gänswein, e alle “Memores Domini”, consacrate laiche che lo assistono nella vita quotidiana. Sia monsignor Gänswein che lo stesso Papa Francesco, prima di Natale, avevano definito Benedetto XVI una persona lucida e molto viva, interamente dedicato alla preghiera e alla contemplazione. Tuttavia, anche nell’ultimo periodo aveva ricevuto numerose visite. Tra gli ultimi appuntamenti, l’udienza a inizio dicembre ai due studiosi vincitori del Premio Ratzinger, che era stato consegnato loro da Francesco. Le immagini ritraggono il papa emerito seduto in poltrona, in compagnia dei due studiosi, il biblista francese padre Michel Fédou, e il giurista ebreo prof. Joseph Halevi Horowitz Weiler, accompagnati dal presidente della fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, l’ex portavoce vaticano padre Federico Lombardi, oltre che dallo stesso Gänswein.

Il Pontificato verrà ricordato proprio per la rinuncia di Ratzinger, comunicata con un discorso in latino pronunciato durante il Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”, disse Benedetto XVI in quell’occasione, lasciando però molti dubbi circa i veri motivi della sua scelta, che apparivano legati anche alle incomprensioni con la Curia romana e allo scandalo Vatileaks che aveva portato alla fuga di documenti vaticani riservati per mano del maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele. Il Pontificato di Bendetto XVI è stato contrassegnato anche dallo scandalo degli abusi sessuali su minori, vaso di pandora che lo stesso Papa tentò di scoperchiare. È stato il Papa della tradizione e della continuità, con una fama di rigorismo dottrinale che lo ha portato spesso a scontrarsi con i contesti più laici.

Papa Francesco nella mattina del 28 dicembre durante l’udienza generale, aveva rivolto il proprio pensiero a Ratzinger. “Voglio chiedere una preghiera speciale per il Papa Emerito Benedetto che nel silenzio sta sostenendo la Chiesa, ricordarlo, è molto ammalato, chiedendo al Signore che lo consoli e lo sostenga in questa testimonianza di amore alla Chiesa fino alla fine”.

Nato in Baviera nel sabato santo del 16 aprile 1927, era figlio di un commissario di gendarmeria. La madre era figlia di artigiani che, prima di sposarsi, aveva lavorato come cuoca. Nel 1953 discusse la tesi di dottorato in teologia su Sant’Agostino, dal titolo “Popolo e casa di Dio nella dottrina agostiniana della Chiesa“, riportando la valutazione massima summa cum laude. Quattro anni dopo ottenne la cattedra di teologia fondamentale presso l’Università di Monaco e ancora quella di teologia dogmatica e fondamentale presso l’Istituto superiore di teologia e filosofia di Frisinga. Divenne professore all’Università di Bonn nel 1959 e la sua lezione inaugurale fu su Il Dio della fede e il Dio della filosofia. Nel 1963 si trasferì all’Università di Münster. Il 15 febbraio 1982, poco meno di un lustro dopo la nomina episcopale, si dimise da arcivescovo di Monaco e Frisinga in virtù delle disposizioni papali che lo chiamarono a stabilirsi in Vaticano.

Ratzinger è stato il primo Papa a chiedere esplicitamente scusa alle vittime di abusi da parte di ecclesiastici. La sua volontà di contrastare il fenomeno fu chiara da subito: già a meno di un mese dall’elezione allontanò dalla Chiesa diversi religiosi responsabili di abusi sessuali su minori, stabilendo inoltre norme e linee guida più stringenti contro questi casi, fino ad arrivare a decisioni senza precedenti, compresa la soppressione della presenza dei monaci nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

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Il Pirlo delle 6

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