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Era dal terzo trimestre del 2013 che Brescia non registrava un indice negativo nella produzione industriale delle imprese manifatturiere bresciane. Il segno meno, purtroppo, è apparso nel periodo luglio-settembre di quest’anno. Ed è una frenata che preoccupa.
Il dato emerge dalle indagini congiunturali dell’Ufficio Studi e Ricerche dell’Aib e del Servizio Studi della Camera di commercio territoriale.
Non è una questione locale, ovviamente. In una nota viene evidenziato che l’andamento risente del progressivo rallentamento nazionale e internazionale, dovuto a molti fattori di incertezza: dalla guerra dei dazi, alle tensioni geopolitiche, al tormentato iter della Brexit.
Per il presidente dell’Aib, Giuseppe Pasini «I risultati del trimestre estivo confermano le sensazioni negative sull’economia bresciana e, purtroppo, certificano la situazione di crisi e di fragilità dell’intero sistema-Paese.

Addirittura più preoccupante è il fatto che sembra difficile ipotizzare un’inversione rapida di questa tendenza».
Analizzati i settori, l’attività è diminuita significativamente nei comparti: metallurgico e siderurgico, meccanica tradizionale e costruzione di mezzi di trasporto, meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche, legno e mobili in legno (-4,7%). È diminuita con minore intensità per tessile (-4%), carta e stampa (-4%), calzaturiero (-2,2%), agroalimentare e caseario (-1,8%), chimico, gomma, plastica (-1,4%), maglie e calze (-1,4%), abbigliamento (-0,6%).

È aumentata solo nel comparto dei materiali da costruzione ed estrattive (+3,2%).

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Il Pirlo delle 6

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