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I tempi biblici per le opere pubbliche non sono certamente una novità nel nostro Paese ed anche il bresciano, di certo, non fa eccezione.

Con ben 3 miliardi sul piatto 4 sono le opere pubbliche intrappolate tra burocrazia e politica:

La più imponente di tutte la Tav (2,5 miliardi) è bloccata tra continue e ormai quasi periodiche analisi costi benefici, con il governo giallo-verde che, tra i 5 stelle che la definiscono una spesa inutile ed i leghisti che ne sostegno l’essenzialità, non si muove di un passo.

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Medaglia d’argento invece va alla corda molle che, tra espropri già pagati e piloni ormai arrugginiti erti sul nulla e concessioni scadute, vede allontanarsi sempre di più la linea del traguardo per il tratto autostradale a 4 corsie che dovrebbe collegare Ospitaletto, Azzano e Montichiari.

Fortunatamente la concessione dell’A21 è stata recentemente affidata ad autovie padane cosa che dovrebbe far ripartire il progetto.

Nessuno sembra invece volere il nuovo depuratore del lago di Garda per il quale sono già stati stanziati 100 milioni sui 220 necessari a dispetto dell’ostruzionismo dei comuni.

Dulcis in fundo la “piccola velocità” di via Dalmazia ferma dal 2007: per sbloccare il potenziamento di uno dei tre hub dello scalo merci ci sono  voluti gli svizzeri di Hupac che hanno stretto con le ferrovie un accordo da 50 milioni che dovrebbe vedere i suoi frutti nel 2021. 

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