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Se fino a ieri la parola epidemia non veniva nemmeno considerata a fronte dell’aumentare dei casi di polmonite nella bassa bresciana il sostantivo calza a pennello. Sono saliti infatti a 250 i casi di polmonite registrati dal 2 al 9 settembre in circa 20 comuni bresciani e in altri 7 tra il Mantovano e il Cremonese. L’agente patogeno non è stato ancora individuato, ma, secondo l’assessore regionale Giulio Gallera, si tratta certamente di polmonite batterica “perché -ha spiegato l’assessore del Pirellone- sono in aumento i casi di legionella, almeno 12 quelli accertati”. I comuni interessati del bresciano sono 19 dei quali 4 ritenuti da “zona rossa” vale a dire dove vi sono stati riscontrati il maggior numero di casi. Questi comuni sono Montichiari, Calvisano, Carpenedolo e Remedello. Il caso più grave riguarda un ragazzo di Roè Volciano ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale di San Gerardo di Monza. Il giovane lavora in un’azienda di Castenedolo: il suo corpo già delibitato è stato colpito da polmonite. Si trova nel reparto di terapia intensiva, in coma farmacologico, attaccato alla macchina per la circolazione extracorporea. Al Civile di Brescia, ancora, sono stati ricoverati in Terapia Intensiva due persone di 57 e 58 anni, trasferite dell’ospedale di Montichiari dopo l’aggravarsi delle loro condizioni. Non solo. Un 56enne di Visano è ricoverato Castiglione per polmonite acuta. Stesso diagnosi per una 80enne di Ghedi, da ieri in cura a Montichiari e per un bambino di 14 anni di Castegnato ricoverato al Civile. Per gli esperti chiamati ad indagare sull’epidemia prende sempre più corpo l’ipotesi legionella.

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Il Pirlo delle 6

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