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Prezzi del gas alle stelle, un’escalation dovuta a varie cause fra cui la guerra in Ucraina e le speculazioni. Sta di fatto che l’inverno che ci aspetta potrebbe essere molto duro, non soltanto in bolletta.

Se le condizioni rimarranno queste infatti, anche l’Italia non potrebbe più escludere il razionamento. Una parola che mette timore, ma che in realtà almeno per il momento vedrebbe solo alcune semplici limitazioni per provare a ridurre i consumi.

Il Governo sarebbe al lavoro su diverse misure che andranno ad agire sulla vita di tutti i giorni a partire dalle nostre abitazioni, oltre che negli uffici. Innanzi tutto pare che ci sia la volontà – sperando in un inverno mite – di posticipare di almeno una settimana la data di accensione degli impianti di riscaldamento che generalmente è posta al 15 ottobre. Medesimo discorso, ma all’inverso, per la data di spegnimento del 15 aprile che quindi verrebbe anticipata. Bisognerà poi valutare la situazione perché già di norma non viene rispettata a causa delle temperature ancora rigide che impongono ai vari Comuni di emanare ordinanze di proroga.

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Il razionamento potrebbe però riguardare non solo le date, ma anche le temprature e i tempi. La legge attualmente prevede il tetto massimo di 20 gradi con due di tolleranza. Potremmo scendere di un grado con un nuovo massimo consentito di 19. Si potrebbe inoltre ridurre di un’ora il tempo massimo di accensione giornaliera.

Ora bisogna capire se l’esecutivo opterà per una imposizione di legge, o più probabilmente per una raccomandazione. Soprattutto nelle case, non è possibile sapere chi attua queste regole. O chi mai le avrebbe attuate anche i passato.

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Il Pirlo delle 6

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