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Sentirsi nuovamente un uomo libero è la sensazione più bella e pura vissuta in queste ore da Sergio Zanotti, l’imprenditore di Marone che per tre lunghissimi anni ha vissuto nelle mani dei rapitori i Siria. Il ritorno alla normalità ha il sapore di un caffè preso con alcuni famigliari sul lungolago di Marone. Il cielo del Sebino non è certo quello scuro della sua cella, cambiata in dieci occasioni diverse nel corso dei 1095 giorni di prigionia. Anche l’aria ha un sapore diverso con il dolce gusto della libertà. Ha temuto di morire Sergio Zanotti. Lo ha raccontato all’intelligence del ministero della difesa e agli amici che gli hanno chiesto se ha mai avuto paura. “C’è stata una battaglia tra i miliziani islamiti e l’esercito russo di Putin all’esterno della mia cella -ricorda Zanotti-. Ho temuto che un soldato russo potesse entrare in cella e uccidermi senza chiedermi chi fossi”. Sergio Zanotti non porta i segni della prigionia solo nel cuore ma anche nel fisico. Il racconto dell’imprenditore scorre a ritroso lungo i tre anni vissuti lontano da casa. “Una volta stavo per essere scambiato ma un kamikaze si fece esplodere uccidendo dieci persone e tutto andò a monte” e ancora “Ho girato molti più video di quelli comparsi in internet”. Confermata da Sergio Zanotti il fine del suo viaggio in Turchia: “Volevo acquistare dinari antichi da vendere sul mercato italiano”. “Infine la liberazione: “E’ arrivato un quartetto di persone che mi ha prelevato e portato su un aereo. E’ stata la fine di un incubo”

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Il Pirlo delle 6

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