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Giuseppe Conte si scaglia contro le fake news. E lo fa nell’aula di Montecitorio dove, questa mattina, ha tenuto la sua informativa sulla proroga dello stato di emergenza, già votata ieri dal Senato. Nel ribadire l’intervento sul tema fatto ieri a Palazzo Madama, il presidente del Consiglio si è rivolto alle critiche mosse dalle opposizioni: “Ieri nel dibattito c’è stato qualche fraintendimento”, e “qualcuno ha detto” che lo stato d’emergenza è stato prorogato “per reprimere il dissenso, perché si vuole assumere un atteggiamento liberticida o tenere la popolazione in uno stato di soggezione”, ma si tratta di “affermazioni gravi che non hanno nessuna corrispondenza con la realtà”.

Poi si è scagliato contro le false informazioni che stanno circolando sui social: “Se non si condivide la necessità di prorogare l’emertgenza lo si dica in modo franco al governo, ma non si faccia confusione sulla popolazione, perché oggi sui social c’è qualche cittadino convinto che prorogare lo stato d’emergenza significhi rinnovare il lockdown dal primo agosto. Non è affatto così”. Ha poi proseguito: “Ricordo che la dichiarazione dello stato di emergenza, ma questa cosa a quanto sentito da una parte degli interventi ieri in Senato purtroppo sembra ancora sfuggire, è prevista dal Codice di protezione civile, una fonte quindi di rango primario e di carattere generale, la cui legittimità è stata vagliata positivamente dalla Corte costituzionale. Costituisce il presupposto per l’attivazione di una serie di poteri e di facoltà, necessari per affrontare con efficacia e tempestività le situazioni emergenziali in atto”.

“Sarebbe incongruo – ha detto ancora Conte – sospendere l’efficacia delle misure adottate se non quando l’emergenza sia cessata. In Italia le dichiarazioni di stato di emergenza sono state finora 154. Negli casi precendenti si è trattato di calamità naturali come alluvioni e terremoti, fatti puntuali che hanno esaurito i loro effetti. Qui ci troviamo di fronte a una pandemia che non è ancora finita”. Il premier dunque elenca tutti i provvedimenti che cesserebbero di avere effetto da un giorno all’altro se si decidesse di non prorogare lo stato di emergenza: “Perderebbero efficacia misure come l’allestimento della gestione delle strutture temporanee per le persone risultate prositive, il reclutamento di personale sanitario a supporto di istituti penitenziari, il funzionamento dei numeri verdi per i cittadini, il pagamento dilazionato pensioni presso uffici postali, l’attribuzione all’Istituto superiore di Sanità della sorveglianza epidemiologica, il sistema Cross, ovvero la centrale operativa remota di soccorso sanitario che prevede il trasferimento di pazienti in altre regioni in caso di improvviso scoppio di focolai”. Verrebbe sospesa, aggiunge il presidente del Consiglio scatenando le proteste delle opposizioni, anche la possibilità di “noleggiare navi per la sorveglianza sanitaria dei migranti e non sfugge a nessuno quanto sia attuale il ricorso a questo strumento.” Inoltre la mancata proroga farebbe cessare l’attività del commissario Arcuri.

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Il Pirlo delle 6

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