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Carcere a vita per Salvatore Marino. Questa la richiesta della Corte d’assise d’appello di Milano. Ma non finirà certo così la vicenda giudiziaria dell’uomo coinvolto con il cugino Vito Marino nella strage di Urago Mella del 28 agosto 2006. Quel giorno nella villetta di via don Zuaboni vennero uccisi Angelo Cottarelli, la moglie Marzenne e il figlio Luca. Fino ad ora, nei tre processi d’appello precedenti la Cassazione ha sempre annullato la sentenza di secondo grado disponendo un nuovo processo.

Una storia giudiziaria che parte dal 2008 quando la Corte d’assise di Brescia assolse i due presunti killer. Sentenza poi ribaltata dall’appello che culminò con la condanna al carcere a vita per entrambi. Anche in questa circostanza la Cassazione annullò la sentenza e la vicenda si spostò a Milano per un nuovo processo. I giudici sentenziarono l’ergastolo ai due cugini, ma la pronuncia venne annullata dalla Cassazione con rinvio al terzo appello, sempre a Milano, che si concluse come i due precedenti: ergastolo a entrambi. I due legali Giuseppe Pesce e Giovanni Palermo si rivolsero dunque alla Suprema Corte a Roma e qui la condanna all’ergastolo divenne definitiva solo per Vito, sottoponendo dunque Salvatore al quarto processo d’appello concluso ieri. La decisione è arrivata dopo due ore di camera di consiglio. Carcere a vita ed ora bisognerà aspettare 60 giorni per le motivazioni.

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Il Pirlo delle 6

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