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Si era convertito all’Islam usando il nome di Yusuf Giuseppe Frattitta, l’autotrasportatore arrestato e condotto in carcere con l’accusa di apologia e propaganda del terrorismo. Lo scrive il quotidiano Giornale di Brescia in edicola.

L’uomo, sposato da poco con una donna marocchina, era siciliano di nascita ma da tempo risiedeva nel bresciano dove lavorava come autista presso la A.P Servizi, società che opera nel settore dei trasporti ad Alfianello.

Proprio qui risultava essere domiciliato. Giuseppe Frattitta, in carcere ora a Busto Arsizio dopo una lunga indagine che ha coinvolto la Procura di Palermo e quella di Brescia, era pronto ad andare in Siria a combattere per l’Isis.

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Messaggi inequivocabili quelli contestati al presunto jihadista tanto devoto alla nuova causa da definirsi “pronto a morire da kamikaze”. Con lui dietro le sbarre è finito un 18 enne marocchino residente in provincia di Novara, Ossama Ghafir. Sarebbe stato lui a portare all’estremismo Frattitta. I due si scambiavano spesso messaggi sul telefono e via web inneggiati alla Jihad, al terrorismo e alle stragi.

“Se rimangono in libertà sarebbe diretta e concreta l’ipotesi che commettano attentati terroristici” ha scritto il pm Calogero Ferrara nelle ultime pagine del suo decreto di fermo disposto nei confronti dei giovanissimi che progettavano il trasferimento in Siria per andare a combattere.

“Vorrei tanto partire -recita un messaggio apparso in una conversazione tra i due-. Meglio morto lì che vivo qui”. Fortunatamente l’attività investigativa ha smascherato ogni intento bellico e di violenza dei due jihadisti.

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Il Pirlo delle 6

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