Un “assalto alla Pallata” per un restauro entro fine anno
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La campana della Pallata è tornata a suonare. Un momento simbolico per sancire l’inizio dei lavori di restauro a uno dei simboli più importanti della brescianità. Lavori più che mai necessari, anche in vista del 2023. E proprio entro l’anno della cultura il Comune di Brescia vuole provare a terminare i primi lotti del progetto e presentare quindi una torre ripulita e più sicura.

Il progetto complessivo è suddiviso in cinque lotti di intervento, tre relativi al restauro delle facciate e due al consolidamento strutturale. I cantieri inizieranno ad ottobre. I primi tre lotti, riguardanti il restauro conservativo delle facciate, verranno appaltati e realizzati contemporaneamente, in modo da suddividere gli oneri lavorativi su tre imprese per consentire un’accelerazione. Un “assalto alla Pallata” come lo ha definito l’assessore Muchetti, necessario per terminare in tempo.

I due lotti relativi al consolidamento strutturale saranno invece sottoposti alla commissione sismica comunale, per poi proseguire l’iter di approvazione e appalto in modo da assicurare la realizzazione dei lavori nel 2024.

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I materiali

La torre della Pallata è costituita da tre materiali che formano le facciate e mostrano comportamenti fortemente eterogenei oltre ad avere uno stato conservativo assai diverso. I tre materiali sono la pietra di Botticino, la pietra Melodo e i mattoni pieni. I giunti di malta che uniscono i conci e i mattoni sono stati ricoperti da malta di cemento, che spesso va anche a coprire le superfici dei materiali lapidei. Lungo le murature sono presenti anche dei bassorilievi e decorazioni (contemporanee alla costruzione e successive), mentre in sommità, in prossimità dei beccatelli, ci sono delle parti in legno. Le finestre e alcune aperture presentano serramenti e/o grate in ferro. L’orologio ha un quadrante in intonaco incorniciato da un una decorazione semplice in Botticino.

Il progetto dei primi tre lotti di restauro conservativo non prende in considerazione la parte sommitale del campanile, che sarà affrontato nei lotti successivi (in particolare il quinto).

Le problematiche principali della torre sono legate alla pietra di Medolo particolarmente fragile se esposta all’aperto. Infatti, il Medolo è soggetto a scagliatura con frequente caduta di pezzi anche di una certa dimensione. Inoltre, la superficie è coperta da numerosi depositi, anche consistenti, fino a raggiungere la durezza e spessore di croste.

Un ruolo importante, che aggrava la situazione di degrado descritta, è stata la presenza di cemento tra i giunti, a chiusura di alcune mancanze del Medolo. Inoltre, risulta l’uso di materiale consolidante steso ai primi del 900, detto mastice di Germania (la cui composizione è costituita da soluzione di cloruro di magnesio, magnesia calcinata, solfato di barite, solfato di calce). Analizzando la crosta che copre tutta la superficie lapidea emerge, come il componente principale che la costituisce, sia la weddellite, un ossalato di calcio idrato, mentre in minore quantità sono presenti anche la calcite, il quarzo goethite, grafite e gesso.

Il progetto di intervento parte da una esperienza conoscitiva delle possibili procedure, testata all’interno di un cantiere pilota opportunamente predisposto sulla torre nei primi mesi del 2022.

Il cantiere è stato eseguito in base alle prescrizioni del progetto sperimentale sul fronte nord, nell’angolo ovest e per una altezza di 12 metri. In base ai risultati sperimentali sono state scelte le operazioni che hanno dato i migliori risultati nel rispetto del materiale, delle lavorazioni presenti, nei risultati di finitura sulle superfici.

Il progetto di restauro prevede specifiche metodologie di intervento sui tre diversi materiali che costituiscono le facciate.

I costi

L’intervento complessivo posto a bilancio ammonta a un milione e 100mila euro, che in fase realizzativa saranno suddivisi in questo modo:

  • 706.094 euro per i lotti del restauro conservativo facciate, di cui per lavori e ponteggi 433.884 euro Iva esclusa
  • 393.905 euro per i lotti di consolidamento strutturale di cui per lavori e ponteggi € 270.405 euro Iva esclusa

Il restauro delle facciate

Tema del progetto è l’individuazione di soluzioni operative che permettano di tenere controllato le problematiche soprattutto della pietra di Medolo che, per sua natura, è particolarmente ostica. Il Medolo è una roccia sedimentaria di estrazione locale, frequentemente utilizzata, soprattutto in periodo medioevale, in numerosi edifici della città: Palazzo del Broletto e Torre del Popolo, Torre di Porta Bruciata, Mura del Castello, Torre della Pallata, Chiesa di San Clemente, Duomo Vecchio, Complesso di Santa Giulia e San Salvatore, per citare solo i più noti.

Dalle prime ricognizioni è emerso che i conci lapidei in Medolo soffrono in misura macroscopica l’aggressione di fenomeni dovuti all’azione delle acque meteoriche durante il periodo invernale (azione di gelo/disgelo), combinata con l’aggressione di elementi inquinanti presenti nell’atmosfera, con la conseguente proliferazione di patologie che compromettono seriamente lo stato di conservazione delle superfici lapidee, quali le croste nere.

I due processi sopra accennati, inoltre, combinati tra loro, sono stati più volte causa di distacco improvviso di porzioni superficiali di materiale, anche di considerevole dimensione; diversi episodi sono risultati ben documentati nel corso degli ultimi 150 anni.

Da una prima analisi della documentazione storica sugli interventi di manutenzione effettuati nell’ultimo secolo, nonché dai recenti episodi di distacco, deriva la conferma di come il progetto di intervento sulle superfici della Pallata non possa essere ricondotto a un’operazione di restauro una tantum, ma sia piuttosto opportuno avviare un programma di attività manutentive successive che consentano, da una parte, il costante monitoraggio dello stato di conservazione delle superfici, dall’altra la possibilità di valutare il ricorso periodico a campagne, impostate sul minimo intervento, di consolidamento localizzato.

Di conseguenza il programma di intervento proposto consiste nello specifico in un insieme di operazioni atte a riorganizzare in modo analitico le informazioni ed esperienze sul Medolo e a ricercare in modo operativo e concreto, utilizzando la Torre della Pallata, le procedure necessarie a definire un piano di intervento conservativo programmato che possa interessare anche altri monumenti della città.

Il consolidamento strutturale

Per quanto riguarda l’aspetto strutturale le attività svolte in sede progettuale hanno evidenziato specifiche criticità: il progetto prevede l’esecuzione di opere per il miglioramento del comportamento strutturale della torre, affrontando tali criticità, e riguarda quindi i lavori previsti sulla lanterna posta in sommità alla torre e sulle strutture che con essa interagiscono.

L’analisi strutturale eseguita e il rilievo del quadro fessurativo hanno evidenziato come i problemi strutturali siano principalmente riferiti alla parte tardo quattrocentesca della Torre (Merlature e Torre Campanaria).

Le differenze di carico presenti nelle murature della torre medioevale sono da imputare alla successiva costruzione della torre campanaria in falso sulla volta del livello più alto. Quest’opera ha probabilmente causato l’apertura delle fessure visibili sia internamente sia esternamente lungo i quattro fronti.

L’intervento previsto comporta in sintesi le seguenti lavorazioni di carattere strutturale:

– consolidamento piedritti lanterna: cerchiatura pilastri rettangolari ai livelli 5 e 6 e i pilastri a elle al livello 7 mediante inserimento di barre elicoidali a secco in acciaio inox;

– cerchiatura al livello 4, mediante inserimento di catene metalliche in cavità esistenti nella muratura ed al livello 3 della torre mediante posizionamento di catene metalliche in aderenza alle pareti; verrà inoltre sostituita la catena esistente spezzata sul lato Ovest posta al di sotto delle merlature;

– realizzazione di una intelaiatura metallica alla base della lanterna per limitare gli spostamenti della struttura soggetta a forze orizzontali;

– consolidamento ed irrigidimento del solaio esistente in legno al livello 5 della lanterna mediante struttura metallica connessa alla intelaiatura esterna;

– inserimento di catene metalliche posizionate nelle reni degli arconi/peducci della volta a livello 6;

– realizzazione struttura metallica di contrasto per limitare gli spostamenti della merlatura;

– interventi di consolidamento della muratura mediante tecnica di “cuci-scuci”, ristilatura profonda dei giunti di malta ed iniezioni

– predisposizione di appositi punti di ancoraggio per l’aggancio dei rimandi delle funi di servizio che permetteranno agli operatori di effettuare la manutenzione sui quattro lati della torre, operando in quota con l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi. Si prevede che le operazioni sul fusto della torre vengano effettuate con accesso dall’alto ed uscita dal basso, mentre sul fusto della lanterna vengano effettuate con accesso e uscita dal basso.

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Il Pirlo delle 6

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