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Non vogliamo più la verità. Dateci il sogno. Riposo non avremo, se non nelle ombre dell’ignoto.” Così scriveva giusto un secolo fa Gabriele D’Annunzio sul quotidiano romano La tribuna e forse non è un caso che questa sia esattamente la situazione che l’aeroporto di Montichiari, a lui intitolato, si trova ad affrontare in prossimità del suo ventennale. L’ultimo piano industriale di Save, azienda veneta che si occupa di gestione di strutture aeroportuali tra cui il Catullo, prevedeva infatti 390 mila passeggeri e 231 mila tonnellate di merci entro il 2020, tuttavia nel solo primo trimestre dello scorso anno lo scalo ha visto un calo del volume di traffico del 66,2% per un totale di 8 mila passeggeri privati durante tutto l’anno.

Tra le ipotesi papabili per rivitalizzare lo scalo era stata vagliata una collaborazione con Sacbo, ( la società proprietaria di Orio al Serio) ma nonostante il benestare dei sindaci delle rispettive città, il presidente di Sacbo, Roberto Bruni, ha affermato che fintanto che persisteranno ragioni di carattere oggettivo come la concessione quarantennale in mano ai veronesi la cosa è da escludersi. 

Con queste premesse la palla è ora nelle mani del governo che dovrà decidere il da farsi. 

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Il compito però si prospetta tutt’altro che semplice visto che, nel frattempo, ad essere incerto è anche il futuro dell’ente per l’aviazione civile e che rivedere suddetta concessione vorrebbe dire ridiscutere tutte quelle assegnate senza gara d’appalto. 

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Il Pirlo delle 6

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