Un intervento utile ma insufficiente. La riduzione delle accise può dare respiro nell’immediato, ma non risolve le difficoltà strutturali delle imprese. È una presa di posizione netta quella di Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, intervenuto in Commissione Finanze al Senato durante l’audizione sui decreti fisco e accise. Sullo sfondo, una crisi che continua a pesare sull’industria e che, secondo gli imprenditori, richiede risposte ben più incisive.

ENERGIA

“Comprendiamo l’urgenza dell’intervento e ne riconosciamo la finalità: contrastare fenomeni speculativi, alleggerire temporaneamente il carico sui carburanti, tutelare prevalentemente i cittadini e sostenere l’autotrasporto in una fase di tensione straordinaria. Il punto, tuttavia, è che per il mondo industriale questo non basta. Il problema vero non è soltanto il prezzo dei carburanti alla pompa. Una riduzione di accisa di durata limitata può offrire un sollievo immediato, ma non modifica la capacità di programmare investimenti, listini, contratti e produzione.”, ha dichiarato Streparava.

“Nel breve ogni misura utile va adottata ma nel medio periodo serve una risposta straordinaria perché siamo di fronte a una crisi che mette in discussione la base industriale del nostro continente. E a livello nazionale è necessario ripensare il sistema energetico nella sua complessità” e ” non ultimo, rimettere al centro dei dibattito l’annosa questione del nucleare, per traguardare alla produzione di energia elettrica da microgenerazione”.

EUROPA

“In una fase straordinaria come questa, segnata da tensioni geopolitiche, costi energetici elevati e rallentamento della domanda, occorre anche una maggiore flessibilità di bilancio a livello europeo”, ha affermato Streparava, dicendo di condividere le posizioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

“Rimaniamo invece stupiti dalle prime reazioni di Bruxelles che ha frenato sull’ipotesi di sospendere le regole di bilancio, segnalando che al momento non sarebbe giustificata una tale misura.Se non è crisi e se non siamo a rischio di recessione oggi stante il contesto geopolitico, quanto ancora dobbiamo aspettare?”, ha commentato il presidente degli industriali.

MONITO

“Il grido di dolore dell’industria non è una formula polemica. È il segnale di un sistema produttivo che continua a fare il proprio dovere, ma che non può essere lasciato solo tra crisi internazionale, costi energetici non più sopportabili e vincoli comunitari disallineati dalla realtà. Noi continueremo a fare la nostra parte. Ma oggi – ha concluso Streparava -, con rispetto istituzionale e con assoluta chiarezza, chiediamo che anche le Istituzioni facciano la loro: con tempi rapidi, con responsabilità, con visione, e soprattutto con piena consapevolezza del fatto che difendere l’industria italiana significa difendere una parte decisiva dell’interesse nazionale”.