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Alessandro Sandrini ha fatto il suo ritorno a Brescia nella giornata di giovedì. Il treno che lo trasportava proveniente da Roma si è fermato alla stazione di Brescia alle 9.55. Dal convoglio è sceso un uomo stanco in volto, provato dalla fatica di tre anni di prigionia. Barba lunga, una camicia blu a righe, lo sguardo ad illuminarsi alla vista dei genitori che lo stavano attendendo.

Ma ad aspettare il 34 enne di Folzano c’erano anche agenti della Polizia. Non una prassi bensì la conseguenza delle azioni, leggi rapine, commesse da Alessandro Sandrini prima di essere rapito in Sira. Alessandro Sandrini si è così trincerato dietro alle mura di casa, tra l’affetto della famiglia e gli arresti domiciliari. Dopo tre anni nelle mani di una banda di criminali, così sono stati definiti i carcerieri del giovane di Folzano, ieri la fine di un incubo.

Al suo rientro in Italia Alessandro Sandrini deve fare i conti con la legge. Su di lui pendeva un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere per due rapine commesse nel maggio di tre anni fa, pochi mesi prima di svanire nel nulla ad Adana, importante città turca al confine con la Siria. “Ringrazio le autorità italiane e l’Italia per avermi riportato a casa dopo due anni e 8 mesi – le sue prime parole una volta sceso dal treno -. Avrò modo di parlare”. Oltre a queste poche frasi Alessandro Sandrini non ha detto chiudendosi la porta di casa alle spalle nella speranza di ritrovare un po’ di serenità. “Per me è come se fosse rinato” si è lasciato andare il padre.

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Il Pirlo delle 6

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