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Tre lunghi anni di indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Brescia per definire e scoprire quella che sembra una Gomorra in salsa bresciana. E’ di venti persone responsabili, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, incendio, traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione, riciclaggio, corruzione e accesso abusivo a sistemi informatici il bilancio dell’operazione nata dopo l’omicidio di Frank e sua moglie nell’agosto del 2015.

Da quel terribile giorno sotto la lente d’ingrandimento degli uomini della Procura di Brescia sono finiti un gruppo di sospettati di origine campana, gli stessi che giorni prima alle due vittime del duplice omicidio all’interno del loro negozio avevano chiesto 15 mila euro per liberare il piazzale di via Vallecamonica dagli spacciatori. Nel corso delle perquisizioni a carico delle venti persone sono stati sequestrati alcuni monili in oro, quadri, denaro contante, assegni bancari ed altro materiale ritenuto di provenienza illecita. All’interno di una pizzeria di uno degli indagati sono state inoltre rinvenuti due fucili a canne mozze e due pistole a tamburo: il titolare ed il suo complice sono stati tratti in arresto mentre la pizzeria ha avuto un ordine di chiusura forzata di 30 giorni.

Dalle indagini è emerso che il gruppo, composto da campani e calabresi, era dedito alla commissione di reati quali la ricettazione di beni di ingente valore e lo spaccio di stupefacenti. Non solo. Al vaglio anche due roghi in città definiti intimidatori. Inoltre scoperto un importante canale di importazione di cocaina dall’Olanda, con il sequestro di oltre sette chilogrammi di stupefacente e la somma di 153mila euro a carico di un indagato.

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Il Pirlo delle 6

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