Comportamenti ritenuti inappropriati, offensivi e lesivi della dignità personale. Battute che generano negli studenti e nelle studentesse un enorme disagio e un costante senso di frustrazione che impatta negativamente sulla permanenza in aula, sull’interesse verso la materia, sulla capacità di attenzione e, in generale, sulla vita in Ateneo.

DUE LETTERE INDIRIZZATE AL RETTORE. LE ACCUSE AD UN DOCENTE: “TUTTI SANNO MA …”

Le accuse di studenti e studentesse sono indirizzate ad un docente dell’Università di Brescia. Una di quelle situazioni – denunciano nelle lettere – in cui “tutti sanno ma nessuno interviene”.

BATTUTE SESSISTE E SGUARDI SUI SENI

Nelle due lettere vengono riportate una serie di “battute” a doppio senso, a sfondo sessuale, e vengono riportati comportamenti che imbarazzano le studentesse: sguardi sui seni. Ma non è tutto, specie le ragazze, sarebbero state oggetto anche di una serie di battute, allusioni o offese sul loro abbigliamento o sul loro aspetto fisico.

DURO IL CENTRO ANTIVIOLENZA BUTTERFLY

“Come Centri Antiviolenza, esprimiamo piena vicinanza e sostegno alle studentesse e agli studenti che hanno trovato il coraggio di denunciare pubblicamente comportamenti e linguaggi gravemente offensivi, discriminatori e sessualizzanti avvenuti all’interno dell’Università degli Studi di Brescia” – si legge nella nota diffusa dai Centri Antiviolenza.
Con il Centro Antiviolenza Butterfly, Casa delle Donne, Donne e Diritti, Viva Donna e Chiare Acque.

“Le testimonianze riportate descrivono un insieme di atteggiamenti reiterati che non possono essere derubricati a semplici battute, goliardia o provocazioni fuori luogo.
Si tratta invece di comportamenti che producono umiliazione, intimidazione e svilimento della dignità delle persone coinvolte, alimentando un clima ostile e insicuro, soprattutto per le studentesse.
Sminuire episodi di questo tipo significa contribuire alla normalizzazione della molestia e della discriminazione nei contesti educativi e lavorativi”.

“Quando commenti sessualizzanti, stereotipi di genere, allusioni sul corpo o sulla disponibilità delle donne vengono tollerati o minimizzati, – sottolineano i centri anti violenza – il messaggio che passa è che tali comportamenti siano accettabili. Non lo sono.

“Quando delle studentesse interrompono la frequenza di un corso perché non si sentono al sicuro, siamo davanti a una violazione del diritto allo studio e del diritto a vivere l’università come luogo libero, rispettoso e inclusivo.”

“È necessario costruire ambienti universitari in cui chi denuncia non venga colpevolizzato, isolato o screditato, ma accolto e protetto”.

“Come Centri Antiviolenza bresciani continueremo a sostenere ogni percorso volto a contrastare la violenza, le molestie e le discriminazioni nei contesti universitari, lavorativi e sociali, affinché nessuna persona debba scegliere tra la propria serenità e il proprio diritto a studiare, lavorare e partecipare liberamente alla vita collettiva”.

“SEGNALAZIONI DA ANNI”. LE RICHIESTE ALL’ATENEO

“Di fronte a quanto emerso, e a una situazione che secondo numerose testimonianze viene segnalata informalmente da anni, crediamo sia doveroso chiedere un cambio di prospettiva e di sguardo agli organismi dell’Ateneo.

Non basta prendere atto dei fatti solo quando diventano pubblici. È necessario interrogarsi sulle condizioni che hanno reso possibile il protrarsi di questi comportamenti nel tempo.

Chiediamo quindi che vengano adottate misure concrete affinché le segnalazioni possano trovare ascolto, tutela ed esiti chiari, efficaci e trasparenti. Un’università sicura e rispettosa non si misura dalle dichiarazioni di principio, ma dalla capacità concreta di riconoscere i problemi, assumersene la responsabilità e agire per trasformare la cultura che li rende possibili”.