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Ancora una vita sfumata prematuramente. Nel reparto di terapia intensiva neonatale, Sherif Mohamed Cisse, nato il due dicembre, è volato in cielo. A distanza di une mese dal dramma di Marco, insieme a quelli di Christian e Nicole, altri neonati prematuri scomparsi in una settimana a gennaio.

Sherif appena nato pesava 800 grammi ed era cresciuto fino a raggiungere i 1700. Dopo un periodo in un reparto intermedio, un’infezione aveva convinto i medici a riportarlo in terapia intensiva e sottoporlo ad un intervento all’addome, intervento al quale non ha reagito.

I genitori avrebbero chiesto un’autopsia per scoprire le cause del decesso e l’ospedale o la procura dovranno accertare se esiste un legame tra l’infezione contratta da Sherif e quella che ha portato la morte dei tre piccoli ad inizio anno.

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I genitori non hanno accusato nessuno di negligenza, ma ora vogliono la verità. A difendere a spada tratta i medici della terapia intensiva neonatale, ci aveva pensato nelle scorse settimane il presidente della Società italiana neonatologia Fabio Mosca, solidarietà espressa anche dagli Spedali Civili nelle ore successive all’apertura dell’inchiesta aveva aggiunto inoltre “che i decessi avvenuti non sono la conseguenza di un focolaio epidemico”.

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Il Pirlo delle 6

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