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Da Torre Annunziata con un sogno. Giocare e segnare in Serie A. Alfredo Donnarumma è uno di quei tipici attaccanti che hanno lavorato duramente per arrivare dove sono. Senza favori di alcun genere. Partiti dai campetti di paese piano piano superando sfide difficili e scalando tutte le categorie.

Da professionista inizia in C al Gubbio nel 2010/2011. Ci rimane un anno e in 25 presenze mette a segno 5 gol. Le cose non migliorano al Lanciano l’anno dopo dove gioca 10 partite senza mai andare a segno. Dopo tre anni di prestiti tra Catania e Virtus Lanciano ecco che arriva la scintilla. Arriva al Como nel 2013 e segna 13 gol in 29 partite. Le medie iniziano a salire e con loro anche la fiducia. Nel 2015 il Teramo decide di puntare su di lui e Donnarumma ripaga la fiducia con 22 gol in una stagione, cosa che replicherà ad Empoli in B qualche anno più tardi.

Dopo la parentesi toscana alla sua porta bussa il Brescia di Cellino. Trattativa lampo e via di nuovo in un altro campionato di Serie B in cui ha dimostrato di essere di un’altra categoria. Quella stessa categoria che sognava ai tempi delle giovanili del Savoia e del Catania. Quella rabbia di arrivare tipica di chi ha solo se stesso come unico mezzo per arrivare in alto. Perché se gli obiettivi li raggiungi puntando su te stesso, il risultato finale avrà sempre un altro sapore, più bello, più dolce. Ed ecco che in Serie A il bomber di Brescia ha iniziato come aveva finito. Sei partite in campionato, 4 gol. Una media vicina agli attaccanti più esperti della massima serie. Varrebbe già questo a Donnarumma per dimostrare che lui sul campo ha vinto. Ma a Donnagol tutto questo non basta ancora. Ora vuole firmare anche la salvezza della squadra che ha creduto in lui e l’ha portato in uno dei campionati più difficili d’Europa.

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Il Pirlo delle 6

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