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Il caffè scivola a € 1,10, quasi ovunque. E in alcuni casi raggiungiamo anche e 1,30.

Anche taglio e piega costano fino a 5 euro in più, cosi come tutti i servizi di trucco e parrucco. E c”è anche chi ha ritoccato i prezzi del menù di lavoro.

È l’altra faccia dello “sblock down”, questa nuova noralità che subito ci presenta il conto.

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Per gli esercenti riaprire ha significato sanificare, dotarsi di mascherine (e trovale quelle da 50 centesimi) gel igienizzanti, procedure che hanno richiesto installazione di segnaletica e, come nel caso dei parrucchieri, personale per più tempo dedicato alla sanificazione e meno alla produzione.

Tanti “più” che hanno avuto come immediata conseguenza un rincaro dei costi. E le segnalazioni in questi primi giorni di riapertura riguardano appunto parrucchieri, bar, ristoranti. Ma c’è da scommetterci che si estenderanno presto agli altri settori che, dopo i tre mesi a bocca a sciutta, per ripartire devono affrontare costi di gestione più alti. Costi che riversano sul consumatore che già lancia un allarme.

Un corto circuito indubbiamente pericoloso che rischia di frenare la già tanto difficile ripartenza. Per tutti. Perchè alla fine se non ci sono soldi in tasca non si compra e il rallentamento sarà inevitabile.

E poi, auguriamoci di non dover fare i conti con i furbetti, che prendono la scusa di maggiori spese per rincari ingiustificati.

Attenzione, perchè in questi giorni c’è l’euforia del ritorno alla libertà… ma già tra qualche giorno tutti torneremo a prestare più attenzione ai prezzi e agli euro che abbiamo in tasca.

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Il Pirlo delle 6

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