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Una crisi economica senza precedenti che ha visto crollare la fiducia e i ricavi delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, questo è ciò che emerge da una ricerca realizzata da Confcommercio Brescia in collaborazione con l’istituto Format Research.

Stando ai dati forniti dall’associazione Brescia è stata la provincia più colpita dal lockdown con il 48% delle imprese del terziario costrette a chiudere in queste settimane per una perdita di 2,6 miliardi di valore aggiunto nel 2020, pari all’11%.

Fra le più grandi preoccupazioni delle imprese bresciane vi è una profonda crisi legata alla liquidità, ben rappresentata dalla crescente
domanda di credito nei confronti delle banche, con il 45% delle attività che sono ancora in attesa di vedere accolta o meno la propria richiesta.

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Un numero che non può di certo lasciare indifferenti è la previsione di riduzione delle attività che, da qui alla fine del 2020 si attesta fra
le quindicimila e le diciottomila aziende. Il picco della crisi, infatti, è atteso per l’estate seguito poi anche una crisi dell’occupazione che si svilupperà nei mesi successivi alla bella stagione.

In molti hanno tentato di barcamenarsi per mantenere viva la voce delle entrate durante la quarantena con canali di vendita alternativi: è aumentata del 162% la quota di imprese che hanno attivato un canale di consegna a domicilio e del 200% quella delle imprese che hanno
attivato una soluzione e-commerce, con oltre il 60% delle aziende che hanno confermato che continueranno ad avvalersi di questi canali anche al termine dell’emergenza.

“In questo quadro di enorme crisi ed estrema difficoltà si rivela, quindi, sempre più necessario uno sforzo maggiore e più rilevante da parte degli enti locali e dello Stato – fanno sapere da Confcommercio – per cercare di porre rimedio ad una situazione che altrimenti rischia di modificare per sempre il tessuto economico e produttivo delle imprese territoriali”.

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