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I primi mesi di questa pandemia si è detto tutto e il contrario di tutto. Fra le varie voci circolate più volte vi è stata anche quella che asseriva di come l’inquinamento favorisse la diffusione nell’aria del virus.

Oggi uno studio di Arpa Lombardia e Cnr sfata questo mito: “La probabilità che le particelle virali in atmosfera formino agglomerati con il particolato atmosferico pre-esistente, di dimensioni comparabili o maggiori, è trascurabile anche nelle condizioni di alto inquinamento tipico dell’area di Milano in inverno” recita lo studio.

La larga diffusione del covid in pianura padana da marzo in poi aveva fatto pensare a molti che una relazione fra questi due fattori potesse esserci. In realtà nulla di vero, “escludendo le zone di assembramento – si legge nella nota di Arpa – la probabilità di maggiore trasmissione in aria del contagio in outdoor in zone a elevato inquinamento atmosferico appare essenzialmente trascurabile”.

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Per giungere a questo risultato i ricercatori hanno analizzato le concentrazioni di SARS-CoV-2 in aria nelle città di Milano e Bergamo, studiando l’interazione con le altre particelle presenti in atmosfera.

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Il Pirlo delle 6

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