Il conflitto in Medio Oriente non è solo una crisi geopolitica e umanitaria. È anche una minaccia concreta per l’economia italiana e lombarda. L’area rappresenta infatti un mercato chiave per il Made in Italy e per il sistema produttivo della Lombardia, che esporta prodotti manifatturieri per oltre 8,2 miliardi di euro.
Una quota importante che coinvolge direttamente anche Brescia, dove le micro e piccole imprese generano 240 milioni di euro di export verso i Paesi dell’area mediorientale.
A lanciare l’allarme è Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia.
“Il conflitto in atto rappresenta una tragedia umana e sociale, ma costituisce anche una minaccia concreta per la stabilità economica globale e per il nostro tessuto produttivo fatto di micro e piccole imprese. La Lombardia rischia di subire duri contraccolpi sul fronte dell’export, ma soprattutto su quello dei costi energetici”.
EXPORT SOTTO PRESSIONE
Il Medio Oriente è uno dei mercati più dinamici per il Made in Italy. Negli ultimi dodici mesi del 2025 le imprese italiane hanno esportato nell’area 27,3 miliardi di euro di prodotti manifatturieri, pari al 4,5% dell’export nazionale.
Nei primi nove mesi del 2025 le vendite sono cresciute del 6,9%, un ritmo superiore alla media dell’export italiano. Tra i mercati più importanti figurano Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, seguiti da Qatar, Kuwait e Oman, tutti Paesi che mostrano una domanda in forte espansione.
La Lombardia ha un ruolo centrale in questo scenario: con 8,159 miliardi di euro di esportazioni verso il Medio Oriente, rappresenta circa un terzo dell’intero Made in Italy destinato a quest’area.
All’interno di questo flusso commerciale le micro e piccole imprese contribuiscono con 2,173 miliardi di euro di export, concentrati soprattutto nei settori alimentare, moda, arredo, metalli e gioielleria.
IL NODO ENERGIA
Ma la vera incognita riguarda il fronte energetico. Il Medio Oriente resta infatti una delle principali aree del pianeta per la produzione e l’esportazione di petrolio e gas.
Secondo le stime, dalla regione proviene oltre un quarto delle importazioni energetiche italiane, mentre attraverso lo Stretto di Hormuz passa circa il 26,6% del commercio mondiale di petrolio.
Un eventuale blocco delle rotte energetiche o una riduzione dell’offerta potrebbe far salire rapidamente i prezzi dell’energia. Una prospettiva che preoccupa soprattutto le piccole e medie imprese lombarde, già penalizzate da costi energetici più elevati rispetto ai concorrenti europei.
Il rischio, quindi, è duplice: meno export verso un mercato strategico e bollette più pesanti per le imprese.


















































