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Non ci sono solo gli 82 posti di lavoro a rischio dopo il fallimento della Raffineria Metalli Capra. A preoccupare c’è inoltre il potenziale danno ecologico che si delinea all’orizzonte. Sono 220mila i metri cubi di rifiuti inquinanti stoccati nel parco del Montenetto, frutto di uno smaltimento di una partita di alluminio contaminato dal Cesio 137 avvenuta nel 1989  proprio nello stabilimento di Castelmella.

Le scorie un anno più tardi furono messe in sicurezza dall’Enea con la costruzione di due silos per la raccolta degli inquinanti, ma da 7 anni a questa parte però starebbe contaminando l’ambiente.

Il potenziale radioattivo degli scarti è 100mila volte sopra i limiti di legge. Per disinnescare definitivamente la bomba ecologica è necessario un investimento di 5 milioni di euro, cifra che i curatori fallimentari non sembrano in grado di reperire. Nemmeno la Regione, nonostante il parco Montenetto sia regionale, sembra disposta a un esborso del genere.

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Inoltre rimane il problema di dove muovere i rifiuti e sulle modalità per renderli innocui soprattutto per le falde acquifere. Tra le ipotesi avanzate ci sarebbe quella di una costruzione di un bunker dove stipare gli inquinanti che però andrebbe a rovinare il paesaggio naturalistico.

Nel frattempo i produttori del consorzio Montenetto DOC fanno sapere che i vigneti fortunatamente non sono a rischio contaminazione perché non sono irrigati con acqua di falda, ma solo dalla pioggia.

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Il Pirlo delle 6

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